{"id":76,"date":"2006-12-17T09:15:45","date_gmt":"2006-12-17T09:15:45","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=76"},"modified":"2006-12-17T09:15:45","modified_gmt":"2006-12-17T09:15:45","slug":"bijan-zarmandili-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/bijan-zarmandili-2\/","title":{"rendered":"Bijan Zarmandili"},"content":{"rendered":"<p><b>Bijan Zarmandili \u00e8 una persona mite, riflessiva, un professionista di grande valore. E\u2019 nato a Teheran e si \u00e8 trasferito a Roma nel 1960. Giornalista da oltre 20 anni si occupa del Medio Oriente per il gruppo Espresso-Repubblica e per molti anni \u00e8 stato un\u2019autorevole firma, tra gli altri, del quotidiano La Provincia di Cremona e Crema. E\u2019 stato capo redattore esteri della rivista Astrolabio, la prestigiosa testata di Ferruccio Parri, ha collaborato a lungo con Politica internazionale.<br \/>\nfonte.https:\/\/campostellato.splinder.com<\/b><!--more-->E\u2019 il corrispondente per l\u2019Iran della rivista di geopolitica Limes e<br \/>\ntiene una rubrica di analisi delle vicende iraniane e mediorientali per Rainews24.<br \/>\nNel 1972 ha pubblicato Mondo iranico per la CEI e nel 1985, per la stessa casa editrice, la biografi a di Mohammed Mossadegh e dell\u2019Ayatollah Khomeini.<br \/>\nPer le edizioni Rai ha pubblicato nel 1985 Documenti di un dirottamento sul caso Achille Lauro. La grande casa di Monirrieh, scritto in lingua italiana, ed \u00e8 stato uno dei tre romanzi finalisti del premio di narrativa Fenice-Europa 2005.<br \/>\n<b>Che dire, dopo aver terminato di leggere La grande casa di Monirrieh? Storia interessante, per molti versi singolare, costruita con finezza di stile e raccontata con intensa partecipazione emotiva, ma sempre abilmente temperata da una mente particolarmente riflessiva ed equilibrata. Storia al femminile, scritta nella nostra lingua da un eccellente narratore, che ci fa viaggiare in un mondo non poi cos\u00ec lontano dal nostro come normalmente si crede. Anzi, talora assai vicino a quella societ\u00e0 maschilista, in auge da noi fino agli anni Sessanta, incrostata di valori e costumanze secolari dove le donne contavano poco o niente. Poi, in un batter d\u2019ali, tutto cambi\u00f2 radicalmente. Forza della democrazia, voglia di lasciarsi il passato alle spalle dopo una tragica sconfitta, chiss\u00e0? Sta di fatto che questo processo di emancipazione femminile in Iran \u00e8 ancora ai primi passi. Cosa ne pensa lei, Bijan Zarmandili, giornalista e scrittore dalla complessa nazionalit\u00e0, persiana e italiana insieme, alla luce della sua straordinaria esperienza umana e professionale che, a un certo punto, l\u2019ha fatta approdare nel nostro belpaese, pur sempre in qualche modo levantino, nell\u2019ormai lontano 1960?<br \/>\n<\/b><br \/>\nNon \u00e8 facile rispondere a questa domanda e non peccare di presunzione o di superficialit\u00e0. Penso per\u00f2 che il processo di emancipazione femminile oggi in atto in Iran e in diversi paesi islamici sia per molti aspetti diverso dalla storia delle lotte delle donne nei paesi occidentali. Certo, ci sono delle innegabili analogie, ma anche delle profonde differenze. Nei paesi occidentali le donne sono dei soggetti politici riconosciuti e le loro rivendicazioni sono spesso tese a consolidare e a far progredire i diritti acquisiti; nel mondo islamico invece le donne sono soltanto ora la parte essenziale di un processo di democratizzazione che comprende l\u2019intera societ\u00e0. Esiste poi una differenza sostanziale tra l\u2019immagine della donna nell\u2019Occidente-cristiano e nell\u2019Oriente-islamico, che risale a alcune considerazioni arcaiche e di carattere religioso: l\u2019archetipo femminile cristiano \u00e8 Maria, la madre di Dio. Dunque, una figura materna, mentre l\u2019emblema femminile in Islam resta Fatemeh-Zahra, la figlia del Profeta, quindi, figura sottomessa e da proteggere. Sarebbe interessante valutare il travaglio, le lotte delle donne musulmane da questo punto di vista. Zahra, la protagonista del romanzo &#8220;La grande casa di Monirrieh&#8221;, si rifiuta infatti di essere considerata &#8220;figlia&#8221; e la sua ribellione segna tragicamente la sua intera vita.<br \/>\n<b><br \/>\nLa bellissima Zahra rappresenta forse, nel suo immaginario letterario, il punto di crisi di una societ\u00e0 che deve, per forza o per amore, abbandonare la tradizione, per gettarsi, tra mille contraddizioni e vincoli millenari difficili da superare, verso l\u2019incognita pi\u00f9 o meno affascinante e sofferta costituita da un forzoso trapasso alla \u2018modernit\u00e0\u2019, poi bloccato dal fuoco della rivoluzione islamica. Un fuoco che la sua eroina user\u00e0 su di s\u00e9 per purificarsi e confusamente ribellarsi?<\/b><\/p>\n<p>\nIl fuoco ha un valore peculiare nella cultura persiana. Il culto del fuoco risale in Iran al periodo pre-islamico e alla civilt\u00e0 zoroastriana. Dandosi fuoco, Zahra vuole purificarsi e tornare alle radici della propria tragedia. Non \u00e8 un atto di ribellione: \u00e8 una sorta di cerimonia religiosa, un rito antico che Zahra rivive per fuggire dalle sue colpe.<br \/>\n<b><br \/>\nCome spiega la messa in crisi del regime dello shah Reza Palevi con il ritorno dell\u2019ayatollah Komeini, il cauto processo di occidentalizzazione in atto che di fatto ignora le impostazioni socio-politiche della Repubblica islamica e, al contempo, la sorprendente vittoria del pasdaran Mahmoud Ahmadinejad. Ci sono due Iran che viaggiano in opposte direzioni? C\u2019\u00e8 il rischio di uno scontro civile dagli esiti incerti?<\/b><\/p>\n<p>\nA quanto pare, non sempre \u00e8 possibile interpretare gli avvenimenti sociali e politici in Iran con gli argomenti razionali di cui disponiamo. All\u2019origine della rivoluzione khomeinista non c\u2019era opposizione alla modernit\u00e0, ma all\u2019occidentalizzazione forzata del paese, imposta dalla dinastia Pahlavi. Nel corso degli ultimi 25 anni, il regime teocratico nato da quella rivoluzione ha conosciuto diverse fasi, trasformandosi progressivamente da un movimento di liberazione dalla dittatura monarchica, in un nuova dittatura basata questa volta sulla supremazia dell\u2019aristocrazia sciita, gli ayatollah; e ancora, in un regime in crisi che ha cercato di riformarsi (con Khatami), fallendo per\u00f2 l\u2019obbiettivo e cadendo di nuovo nelle mani delle forze pi\u00f9 regressive che la teocrazia abbia prodotto, cio\u00e8, nelle mani dei paramilitari e integralisti. Non saprei se il futuro ci riserva una guerra civile in Iran, una nuova rivoluzione, oppure un attacco militare americano. Di certo si sa che tutte le contraddizioni e i conflitti sono ora drammaticamente esasperati.<br \/>\n<b><br \/>\nIl senso di ribellione passiva insito nell\u2019atto di molti giovani e donne di disertare le elezioni (forse un grave errore), non \u00e8 lo stesso che muove anche la protagonista del suo romanzo?<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>La ribellione di Zahra non \u00e8 passiva, non \u00e8 politica e non \u00e8 ideologica. Caso mai si potrebbe considerare la sua una ribellione istintiva, viscerale, spontanea. Zahra \u00e8 una figura femminile universale: sono la societ\u00e0 in cui ha vissuto, il suo ambiente famigliare, le regole del clan familiare del marito e la religione a renderla una &#8220;diversa&#8221;, ribelle.<\/p>\n<p>Il marito di Zahra \u00e8 un imprenditore cinematografico. Sembra quasi che il riscatto delle donne debba entrare in Iran attraverso il volto truccato delle dive. E non solo.<\/p>\n<p>\nIl marito di Zahra \u00e8 un personaggio assai simile alla protagonista del romanzo. Zahra e suo marito si assomigliano, hanno le stesse angosce esistenziali e sono ambedue vittime di incomprensioni. Il cinema, amato sia da Zahra che da suo marito, \u00e8 l\u2019emblema della modernit\u00e0 in una societ\u00e0 arcaica e fortemente religiosa e sottolinea la loro diversit\u00e0 rispetto agli altri.<\/p>\n<p>Rudyard Kipling scriveva: &#8220;L\u2019Oriente \u00e8 l\u2019Oriente e l\u2019Occidente \u00e8 l\u2019Occidente, e i due mai s\u2019incontreranno&#8221;.<\/p>\n<p>\nCredo che abbia ragione Edward W. Said, dicendo che l\u2019Oriente, l\u2019orientalismo, \u00e8 una invenzione degli occidentali: meglio evitare le categorie astratte e guardare le donne e gli uomini nella loro immensa ricchezza culturale, ovunque siano.<br \/>\n<b><br \/>\nIl teatro del suo prossimo romanzo sar\u00e0 sempre la terra dei padri?<\/b><\/p>\n<p>\nIl teatro del mio nuovo romanzo \u00e8 l\u2019Italia del dopoguerra, degli anni del boom economico e della contestazione giovanile, vista con gli occhi di giovani iraniani, che tornano nel loro paese, dove li attende una tragica sorte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bijan Zarmandili \u00e8 una persona mite, riflessiva, un professionista di grande valore. E\u2019 nato a Teheran e si \u00e8 trasferito a Roma nel 1960. 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