{"id":38755,"date":"2007-01-20T05:05:29","date_gmt":"2007-01-20T05:05:29","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=107"},"modified":"2007-01-20T05:05:29","modified_gmt":"2007-01-20T05:05:29","slug":"la-poesia-sulla-pelle-di-shrin-neshat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/la-poesia-sulla-pelle-di-shrin-neshat\/","title":{"rendered":"La &#8220;poesia sulla pelle&#8221; di Shrin Neshat"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070120-shirin neshat.jpg' width='76' height='118' alt='Shirin Neshat' \/><\/div>\n<p>\nNata a Quazvin, in Iran, nel 1957, Shirin Neshat lascia il suo paese nel 1974 per studiare arte negli Stati Uniti (dove gi\u00e0 vive una sorella). E&#8217; a Los Angeles quando, nel 1979, la rivoluzione mette fine alla monarchia dello Sci\u00e0 e instaura in Iran il regime islamico di Ruhollah Komeyni e degli Ayatollah. Per dieci anni, fino alla morte di Komeini (1989), il cambiamento politico le impedisce di tornare in patria e ricongiungersi con la famiglia. <\/p>\n<p>\n<!--more-->Il primo viaggio di ritorno in Iran risale al 1990. L&#8217;artista \u00e8 fortemente colpita dal nuovo stile di vita imposto dal regime teocratico ai sudditi, e soprattutto alle donne (un esempio: la legge che nel 1983 aveva istituito l&#8217;obbligo del chador). Afferma lei stessa, in un&#8217;intervista del 1997, che il cambiamento avvenuto nel paese natale \u00e8 stato una delle esperienze pi\u00f9 sconvolgenti della sua vita. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 l&#8217;ha convinta a tornarvi spesso, e ad interessarsi alla \u00abquestione della separazione dei sessi ed alla sua relazione con il tema del controllo sociale e dell&#8217;ideologia\u00bb. Da queste visite, insomma, \u00e8 poi nata la decisione di dedicare il proprio lavoro alla riflessione sulle profonde differenze che separano la cultura occidentale, a cui \u00e8 ormai assimilata, e quella islamico-orientale, da cui proviene.<\/p>\n<p>L&#8217;opera di Shirin Neshat, cos\u00ec, \u00abpone in relazione la religione islamica come oggi si manifesta e il femminismo, il rapporto fra i sessi, le censure di ordine sociale che regolano l&#8217;espressione del desiderio, la diversit\u00e0\u00bb. Lo fa, per\u00f2, in una prospettiva che \u00abnon intende dare giudizi, ma anzi ridiscutere le nostre certezze ideologiche e lasciare aperte le interpretazioni\u00bb: i suoi lavori, come ha scritto qualcuno, sono \u00abun ponte fra le contraddizioni che attraversa il fiume dei pregiudizi\u00bb. <\/p>\n<p>Il primo ciclo di lavori nati da questa prospettiva sono le fotografie di \u201cWomen of Allah\u201d, in cui &#8211; anche per sottolineare il proprio personale coinvolgimento nei temi che tratta &#8211; l&#8217;artista ritrae se stessa (sola o con altri) vestita con il chador islamico. Le parti del corpo rimaste visibili (viso, mani e piedi) sono coperte di un&#8217;elegante Farsi, la scrittura calligrafica persiana). Tracciata a mano, con penna e inchiostro di china, riporta ribelli versi d&#8217;amore di poetesse iraniane perch\u00e9 \u2013 spiega l&#8217;artista &#8211; \u00abla grafia \u00e8 la voce della foto\u00bb, \u00e8 \u00abuna voce che rompe il silenzio della donna ritratta\u00bb.<\/p>\n<p>Le immagini sono \u00abconcise, sorprendenti\u00bb, come scrive RoseLee Goldberg nel catalogo della mostra, e a poco a poco \u00absi caricano di nuovi significati politici, ben al di l\u00e0 delle intenzioni iniziali dell&#8217;artista\u00bb. Spesso Shirin Neshat vi appare mentre mostra un&#8217;arma da fuoco: \u00e8 un elemento che rimanda indirettamente alla violenza della rivoluzione iraniana, e che accentua l&#8217;ambiguit\u00e0 delle immagini stesse. <\/p>\n<p>Shirin Neshat raggiunge notoriet\u00e0 internazionale, imponendosi come una delle giovani artiste pi\u00f9 rappresentative della sua epoca, proprio con queste opere esposte in vari paesi in importanti mostre personali e collettive. \u00abIn cerca di una nuova forma di linguaggio che permettesse flessibilit\u00e0, ambiguit\u00e0 e un&#8217;ampia gamma di possibilit\u00e0\u00bb, afferma lei stessa, dal 1996 l&#8217;artista allarga il cerchio della propria ricerca espressiva. <\/p>\n<p>Interessata al cinema e al suo linguaggio, influenzata dall&#8217;opera del noto regista iraniano Abbas Kiarostami, comincia a realizzare anche video (il primo \u00e8 \u201cAnchorage\u201d). Presto si distingue per la scelta di proiettare le sequenze su due schermi, opposti o accostati. In questo modo, i video assumono un andamento narrativo pi\u00f9 accentuato e significativo (\u00abdesignando con gli schermi separati spazi concettualmente contrapposti, per esempio la dialettica maschile-femmminile, pubblico-privato o orientale-occidentale\u00bb) e lo spettatore \u00e8 coinvolto anche fisicamente nella sua percezione. <\/p>\n<p>In italia le sue opere sono state esposte al Castello di Rivoli, in provincia di Torino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nata a Quazvin, in Iran, nel 1957, Shirin Neshat lascia il suo paese nel 1974 per studiare arte negli Stati Uniti (dove gi\u00e0 vive una sorella). E&#8217; a Los Angeles quando, nel 1979, la rivoluzione mette fine alla monarchia dello Sci\u00e0 e instaura in Iran il regime islamico di Ruhollah Komeyni e degli Ayatollah. 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