{"id":38754,"date":"2007-01-09T02:44:21","date_gmt":"2007-01-09T02:44:21","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=102"},"modified":"2007-01-09T02:44:21","modified_gmt":"2007-01-09T02:44:21","slug":"niki-karimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/niki-karimi\/","title":{"rendered":"Niki Karimi"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070109-niki karimi2.jpg' width='200' height='161' alt='Niki Karimi' \/><\/div>\n<p>\n<b>Niki Karimi<\/b> \u00e8 nata e risiede a Teheran. Partecipa, fin dalle elementari a lavori teatrali. La sua passione per il cinema, l&#8217;ha ispirata per il suo lavoro di attrice. Diventata famosa in Iran, ha vinto numerosi premi e riconoscimenti anche internazionali. Recentemente \u00e8 stata membro della giuria al Locarno Film Festival e al Thessaloniki International Film Festival.<br \/>\nFonte.<b>www.filmfilm.it<\/b>\/<b>www.sentieriselvaggi.it<\/b><!--more-->Il suo debutto avviene con la pellicola Jamshid Heydari&#8217;s <b>Temptation<\/b> del 1989. In seguito ha accesso a molte pellicole iraniane di successo, fra cui Behruz Afkhami&#8217;s<b> The Bride<\/b> (1990), Dariush Mehrjui&#8217;s <b>Sara<\/b> (1994) e <b>Pari<\/b> (1995).<br \/>\nOltre al suo lavoro di attrice, di traduttrice e di scrittrice, debutta nel 2001 anche come regista del documentario To have or not to have, prodotto da Abbas Kiarostami.<br \/>\nNel 2006 partecipa, con la sua seconda opera Chand rooz ba&#8217;d&#8230;, nella quale recita anche, alla prima edizione di &#8220;Cinema &#8211; Festa Internazionale di Roma&#8221;. <\/p>\n<p>Recensione di <b>Chand Rooz Ba&#8217;d&#8230; &#8211; A Few Days Later&#8230;<\/b><br \/>\nNiki Karimi, giovane regista nonch\u00e9 protagonista di A few days later\u2026, opera seconda presentata in concorso durante la prima Festa del Cinema di Roma, ha uno sponsor importante. E&#8217; stata infatti per un lungo periodo assistente alla regia di Kiarostami.<br \/>\nNonostante questa onorevole, ma anche onerosa, gavetta, la Karimi riesce a sviluppare una sua etica e una sua poetica del e nel cinema, tracciando nel suo lavoro sferzante e diretto &#8211; dura appena &#8217;78 minuti &#8211; un quadro preciso e provocatorio della condizione umana del popolo iraniano di oggi.<br \/>\nUtilizza la figura di una grafica di carriera, mettendo in chiaro fin dalle prime battute che tratter\u00e0 di uno spicchio di Iran che \u00e8 quello pi\u00f9 moderno, pi\u00f9 progressista, e per questo pi\u00f9 isolato dal resto della societ\u00e0, estraniato in una terra che, per molti versi, respinge ci\u00f2 che non \u00e8 \u201ctradizione\u201d.<br \/>\n&#8211; Il tenere o no il bambino \u00e8 una tua scelta.<br \/>\n&#8211; Non siamo mica in un paese occidentale!.<br \/>\nQuesto lo scambio di battute che riassume tutto il sottotesto del film.<br \/>\nKarimi lavora per sottrazione, descrivendo la difficile situazione della protagonista, che lei stessa sceglie di interpretare, attraverso ci\u00f2 che non c&#8217;\u00e8. Il contatto (mancato) con il proprio uomo, che si intravede per un istante verso la fine del film, ma che \u00e8 presente ossessivamente nella segreteria telefonica della giovane grafica, \u00e8 il motore di tutta la dinamica della storia.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8, non si vede, eppure condiziona pesantemente l&#8217;ossatura del film, l&#8217;architettura narrativa di tutta la pellicola. Il cuore pulsante di quel che alla protagonista sta a cuore \u00e8 raccontato attraverso il suo \u201clato pubblico\u201d, il suo lavoro, e le difficolt\u00e0 di rapportarsi con i colleghi, in special modo con le figure maschili.<br \/>\nLa regista parla cos\u00ec, che ha afferma che un titolo altrettanto efficace per il suo film sarebbe tranquillamente potuto essere \u201cDistanze\u201d, di una storia di incomunicabilit\u00e0, di disagio interiore, senza drammatizzazioni o patetismi, riuscendo in pi\u00f9 a tenere desta l&#8217;attenzione, non scivolando mai in momenti di stanca. Ma d&#8217;altra parte la storia stessa \u00e8 metafora pi\u00f9 ampia di quel che \u00e8 oggi la realt\u00e0 iraniana, che tende sempre pi\u00f9 ad isolare chi non si allinea con la vulgata governativa.<br \/>\n<b>(Pietro Salvatori)<\/b><\/p>\n<p>La recensione di &#8220;<b>Yek shab-One night<\/b>&#8220;:<br \/>\nIn &#8220;<b>One night<\/b>&#8221; di Niki Karimi nulla sembra potere andare al di l\u00e0 dei binari di una narrazione conforme all\u2019idea che l\u2019ha fatta nascere. Un cinema di regole e rispettoso dei tempi, ma in cui la messa in scena appare solo di maniera<br \/>\nC\u2019\u00e8 un cinema iraniano che prova un grande desiderio di raccontare storie, sentir(se)le narrare come manifestazione primaria del film. \u00c8 l\u2019anima mediorientale che cresce e che desidera comunicare al mondo la propria coscienza collettiva in evoluzione. Un Paese, l\u2019Iran che fino agli anni &#8217;70 chiamavamo Persia, un Paese che l\u2019occidente ha forse incontrato, davvero, per la prima volta durante la \u201crivoluzione\u201d degli ayatollah e che da allora persegue, con il cinema e i suoi percorsi narrativi, anche una seduta di autocoscienza guardando alla propria cultura, ma con l\u2019occhio rivolto verso il mediterraneo e oltre.<br \/>\nNiki Karimi non intende sfuggire da questo clich\u00e8 e, mutuando da Kiarostami, suo maestro e predecessore, ci presenta Negar, giovane donna iraniana in crisi con la madre. Negar \u00e8 costretta  dormire fuori casa, la madre vuole la casa libera. Negar vagher\u00e0 tutta la notte accettendo passaggi in auto da sconosciuti. Tre uomini, tre storie, tre Iran che passano sotto gli occhi della giovane protagonista, come i tre stadi dell\u2019evoluzione di questo paese.<br \/>\nQuesta la prevedibile fissit\u00e0 di One night in cui nulla sembra potere andare al di l\u00e0 dei binari di una narrazione conforme all\u2019idea che l\u2019ha fatta nascere. Un cinema di regole, rispettoso dei tempi: un rullo per ciascuna storia, nessuna sbavatura, tranne un finale in cui il ritmo si allunga, cos\u00ec come i piani sequenza, in una sospensione da \u201cora del lupo\u201d come diceva Rohmer alcuni anni fa. Purtroppo \u00e8 un cinema che abbiamo gi\u00e0 visto nel profilo dei protagonisti che guidano un\u2019automobile, il terzo, a nostra memoria, di autori iraniani. \u00c8 un cinema, si ha l\u2019impressione, che sia di grande sollievo per chi lo realizza, ma che giri a vuoto nella fruizione finale. Un filmare in cui l\u2019immobilismo dell\u2019ispirazione narrativa si scontra con la corsa verso una occidentalizzazione culturale che non convince, che sembra svuotare di contenuti anche la tradizione messa in scena alla \u201ciraniana\u201d  che si era servita, spesso, di un neorealismo che nel film della Karimi appare solo di maniera e per averne una prova basta ripercorrere la logorroicit\u00e0 dei dialoghi per scoprire che, in fondo, il film \u00e8 solo una tesi da difendere che vuole che il futuro sia donna in contrapposizione ad una tradizione da rifiutare trasposta nei personaggi maschili. Anche in questo stereotipo sta il limite del lavoro della Karimi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Niki Karimi \u00e8 nata e risiede a Teheran. Partecipa, fin dalle elementari a lavori teatrali. La sua passione per il cinema, l&#8217;ha ispirata per il suo lavoro di attrice. Diventata famosa in Iran, ha vinto numerosi premi e riconoscimenti anche internazionali. 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