{"id":38646,"date":"2007-02-24T08:55:04","date_gmt":"2007-02-24T08:55:04","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=141"},"modified":"2007-02-24T08:55:04","modified_gmt":"2007-02-24T08:55:04","slug":"essad-bey-alias-kurban-said-il-turco-napoletano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/essad-bey-alias-kurban-said-il-turco-napoletano\/","title":{"rendered":"Essad Bey (alias Kurban Said), il turco napoletano"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070224-Essad Bey1.jpg' width='150' height='228' alt='Essad Bey' \/><\/div>\n<p>\n<b>Ali e Nino di Kurban Said<\/b><br \/>\nUna storia d&#8217;amore tra Oriente e Occidente, sullo sfondo della Grande guerra.<\/p>\n<p>Il Saggiatore, 2003- Traduzione in italiano: Lidia Perria<br \/>\nIl libro \u00e8 stato pubblicato in 27 lingue.<br \/>\n<!--more--><b>Essad Bey (alias Kurban Said), il turco napoletano di Massimo Introvigne (il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 4, n. 35, 27 agosto 2005 )<\/b><\/p>\n<p>Una delle caratteristiche salienti dell\u2019Europa nel periodo tra le due guerre mondiali \u00e8 la passione per l\u2019esotico, che sembra sedurre particolarmente gli ambienti della destra politica. <br \/>\nSi trovano qui le origini di un sentimento \u2013 prima ancora che un\u2019idea \u2013 che influenza ancora oggi atteggiamenti, per esempio, anti-americani e filo-arabi, che non sono monopolio della sinistra. Per una certa destra la Tradizione, quella vera con la T maiuscola, avrebbe abbandonato l\u2019Occidente con l\u2019avvento della modernit\u00e0. Anzi, quello che attualmente chiamiamo \u201cOccidente\u201d non avrebbe in realt\u00e0 nulla in comune con la grande tradizione occidentale imperiale e cristiana ma sarebbe una pura contraffazione prodotta dal mercantilismo anglo-americano. La vera Tradizione si troverebbe altrove.<br \/>\nUn aspetto curioso di questa ideologia \u00e8 la sua estrema vulnerabilit\u00e0 ai mistificatori, ai \u201cturchi napoletani\u201d \u2013 per riprendere un\u2019immortale espressione di Tot\u00f2 \u2013 che si presentano come esotici e in certi ambienti ottengono pi\u00f9 successo dei veri rappresentanti delle tradizioni non occidentali. E c\u2019\u00e8 una ragione per questo: mentre i secondi sono spesso diversi dall\u2019immagine idealizzata e romantica che ci si \u00e8 fatti di loro, i primi \u2013 i mistificatori \u2013 offrono esattamente quello che il pubblico si aspetta e gradisce. Vicende simili sono continuate anche dopo la Seconda guerra mondiale: il caso pi\u00f9 famoso \u00e8 quello del falso lama Lobsang Rampa, il cui Il terzo occhio, pubblicato a Londra nel 1956 e primo di una lunga serie di volumi, ha costituito per molti occidentali il classico per eccellenza del buddismo tibetano, prima che si scoprisse che Rampa era in realt\u00e0 Cyril Henry Hoskins (1911-1981), un idraulico inglese. Duri a convincere, molti \u201crampaisti\u201d sostengono ancora oggi che i libri firmati Rampa sono del tutto genuini, in quanto lo spirito di un autentico monaco tibetano avrebbe a un certo punto posseduto l\u2019intraprendente idraulico britannico.<\/p>\n<p>Ma l\u2019epoca d\u2019oro degli avventurieri esotici resta quella fra le due guerre. Qualche settimana fa il quotidiano La Stampa ha ripubblicato L\u2019anno dell\u2019indiano di Ernesto Ferrero, la pi\u00f9 divertente versione \u2013 romanzata, ma sostanzialmente fedele ai fatti \u2013 delle avventure del Capo Cervo Bianco, che nel 1924 si present\u00f2 in Italia come depositario della pi\u00f9 pura tradizione dei pellerossa, sollecit\u00f2 aiuti per le trib\u00f9 canadesi perseguitate dalla perfida Albione girando per le Case del  Fascio di tutta Italia, fu ricevuto in pompa magna da Mussolini e divenne l\u2019amante di due contesse triestine, madre e figlia. L\u2019ultima prodezza ne determin\u00f2 la fine: quando la contessina scopr\u00ec che il \u201ccapo indiano\u201d dormiva volentieri anche con sua madre, la furia della gelosia la spinse a fare qualche indagine e a trasformarsi in implacabile accusatrice di \u201cCervo Bianco\u201d. Si scopr\u00ec cos\u00ec che si trattava di un avventuriero americano, Edgar Laplante (1890-1968), senza una sola goccia di sangue indiano nelle vene: fin\u00ec in prigione a Torino, prima di tornarsene mestamente in America.<\/p>\n<p>The Orientalist del giornalista del New York Times Tom Reiss (Random House, New York 2005) affronta in oltre quattrocento pagine di puntigliosa ricostruzione storica un personaggio di ben altro calibro, le cui analisi del comunismo, dell\u2019islam e dei problemi petroliferi \u2013 firmate \u201cEssad Bey\u201d \u2013  continuano a essere influenti ancora oggi, e un cui romanzo, a firma \u201cKurban Said\u201d \u2013 Al\u00ec e Nino (nelle ultime edizioni italiane Al\u00ec e Nina, per le difficolt\u00e0 di far capire al lettore nostrano che Nino \u00e8 un nome femminile nel Caucaso) \u2013, la storia di un Romeo musulmano azero e di una Giulietta cristiana georgiana, \u00e8 tuttora in vendita in ventisei lingue ed \u00e8 considerato il romanzo nazionale dell\u2019Azerbaijan moderno. Per ragioni politiche, l\u2019establishment di quest\u2019ultimo paese continua ad attribuire il romanzo al poeta nazionalista locale Yusif Vezir (1887-1943), mentre in Germania le biblioteche danno \u201cKurban Said\u201d come pseudonimo della baronessa austriaca Elfriede von Bodmershof von Ehrenfels (1894-1982), moglie del barone convertito all\u2019islam Omar Rolf von Ehrenfels (1901-1980) i cui eredi hanno finora rivendicato con successo i diritti d\u2019autore  su Al\u00ec e Nino.<\/p>\n<div class=\"rightbox\">\n<img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070224-Essad Bey 2.jpg' width='187' height='250' alt='Essad Bey' \/><\/div>\n<p>Tom Reiss dimostra in modo persuasivo che le idee del nazionalista azero Vezir \u2013 del tutto contrario ai matrimoni inter-etnici ed interreligiosi \u2013 erano antitetiche al tema centrale di Al\u00ec e Nino, e che la rivendicazione di un qualunque collegamento fra il poeta caucasico e il romanzo \u00e8 recente e priva di fondamento. La storia della baronessa austriaca si inserisce in una vicenda molto pi\u00f9 complicata. Quando arriva in Germania nel 1921, e nel 1929 pubblica un bestseller internazionale sulla questione del petrolio, Olio e sangue in Oriente, Essad Bey si presenta come musulmano, figlio di un principe azero e di una nobildonna russa. La storia tiene quando Essad, autore di una decina di best seller anticomunisti prima di avere compiuto trent\u2019anni, arriva negli Stati Uniti nel 1933, e quando comincia a frequentare l\u2019Italia \u2013 dove i suoi libri hanno particolare successo \u2013 nel 1936 prima di stabilirsi definitivamente a Positano nel 1938.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 una storia per il grande pubblico. La cerchia dei suoi amici pi\u00f9 stretti sa che, per quanto si sia formalmente convertito all\u2019islam in Germania, Essad Bey si chiama in realt\u00e0 Lev Nussimbaum (1905-1942) ed \u00e8 figlio di un ebreo ucraino. Quando prima la GESTAPO e poi la polizia fascista scoprono che un autore letto e apprezzato sia dai gerarchi nazisti sia dal Duce \u00e8 in realt\u00e0 un ebreo, l\u2019imbarazzo \u00e8 notevole, e oscura in qualche modo la vera storia.<\/p>\n<p>Contrariamente a quanto scrivono i rapporti di polizia, Lev Nussimbaum non viene dai ghetti dell\u2019Europa dell\u2019Est. Il padre, Abraham Nussimbaum (1875-1941) \u2013 che morir\u00e0 nel campo di concentramento di Treblinka \u2013 \u00e8 s\u00ec un ebreo di origini ucraine, ma all\u2019epoca della nascita di Lev ha fatto fortuna ed \u00e8 diventato uno dei milionari del petrolio di Bak\u00f9, in quell\u2019Azerbaijan che agli inizi del XX secolo fornisce met\u00e0 del fabbisogno petrolifero mondiale e per qualche decennio trasforma la sua capitale in una Montecarlo del Caucaso completa di case da gioco, alberghi e ville di un lusso sfrenato. La madre, Berta Slutzki (1875?-1912), un\u2019ebrea bielorussa arrivata a Bak\u00f9 nel 1900 \u2013 cui il figlio dedicher\u00e0 una sola, fredda riga in tutta la sua voluminosa produzione letteraria \u2013 \u00e8 a sua volta una figura interessante e tragica. Bolscevica, amica di Stalin, considerata un\u2019eroina nell\u2019Unione Sovietica, sposa uno dei grandi capitalisti del petrolio dell\u2019epoca \u2013 o cos\u00ec sembra, perch\u00e9 la verit\u00e0 resta difficile da accertare \u2013 al solo scopo di infiltrarsi per conto del partito nei circoli di una borghesia di cui prepara la rovina. Scoperta, si suicida in un modo atroce bevendo acido solforico. La circostanza autobiografica spiega l\u2019odio di Lev per il comunismo, e il fascino della Bak\u00f9 della Belle Epoque \u2013 in cui cristiani, ebrei e musulmani si spartiscono per una quindicina di anni gli straordinari profitti del petrolio in sorprendente concordia \u2013 rende ragione della sua utopia orientalista.<\/p>\n<p>L\u2019Essad Bey che, in fuga dal comunismo dopo la Prima guerra mondiale attraverso la Turchia, arriva in Francia e poi in Germania non \u00e8, secondo Reiss, un semplice mistificatore. Si tratta piuttosto di una ribellione contro un\u2019epoca in cui la cristallizzazione della persona nella sua identit\u00e0 etnica \u00e8 una delle cause principali dei grandi massacri ideologici. In pi\u00f9 \u2013 ed \u00e8 tra i meriti della biografia \u2013 Reiss ricollega Essad Bey a tutta una tradizione di \u201cebrei orientalisti\u201d, che ha i rappresentanti pi\u00f9 illustri nel letterato e primo ministro inglese Benjamin Disraeli (1804-1881) e nello storico ungherese Arminius Vamb\u00e9ry (1832-1913): ed \u00e8 singolare che al giornalista americano, infaticabile collezionista di curiosit\u00e0, sfugga l\u2019amicizia di questo studioso con Bram Stoker, 1847-1912, che gli rende omaggio nel suo romanzo Dracula nel 1897 citandolo come amico del cacciatore di vampiri Van Helsing. Per quanto strano possa sembrare oggi, questi ebrei rovesciavano l\u2019accusa antisemita di non essere veramente \u201ceuropei\u201d ma piuttosto \u201corientali\u201d in un motivo di vanto, ricollegandosi a tutta la letteratura sulla superiorit\u00e0 dell\u2019Oriente e prospettando un\u2019alleanza fra ebrei, musulmani e occidentali \u201ctradizionalisti\u201d contro il moderno Occidente decaduto.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec meno paradossale di quanto si possa credere che nel 1936 il convertito all\u2019islam Essad Bey sia il coautore di un interessante e per molti versi profetico volume sul futuro dell\u2019islam \u2013 Allah \u00e8 grande \u2013 con l\u2019ebreo sionista Wolfgang von Weisl (1896-1974: preciso che la ricostruzione delle date di nascita e di morte qui come in altri casi \u00e8 mia, perch\u00e9 Reiss ne fornisce ben poche), tesoriere e numero due del Partito Revisionista di Ze\u2019ev Vladimir Jabotinsky (1880-1940), che solo in seguito emerger\u00e0 come radicalmente anti-arabo. N\u00e9 deve stupire la collaborazione di un ammiratore del fascismo (ma mai esplicitamente del nazional-socialismo) come Essad Bey con l\u2019ala pi\u00f9 estremista del sionismo: all\u2019epoca, il partito di Jabotinsky era in buoni rapporti con lo stesso Mussolini che, prima dell\u2019alleanza con Hitler, vedeva nel revisionismo sionista una sorta di fascismo ebraico.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, naturalmente, le cose cambieranno. Le porte si chiuderanno anche per Essad Bey \u2013 una volta scoperta dalle polizie tedesca e italiana (anche se non dal pubblico) \u2013 la sua origine ebraica. Negli ultimi anni della vita si d\u00e0 ai romanzi con un nuovo nom de plume, Kurban Said, ed \u00e8 perch\u00e9 agli autori ebrei non \u00e8 permesso pubblicare in lingua tedesca che si accorda con l\u2019amica baronessa Elfriede von Ehrenfels (un\u2019appassionata di esoterismo che tuttavia non avrebbe certo potuto scrivere dettagliate descrizioni di un Caucaso dove non era mai stata) perch\u00e9 registri il copyright dei romanzi a suo nome. Quando Al\u00ec e Nino esce a Vienna nel 1937, e diventa un bestseller internazionale, pochi si rendono conto che il suo autore \u00e8 quello stesso Essad Bey famoso per i libri anticomunisti e per le biografie di Lenin, dello zar Nicola II e del profeta Muhammad tradotte in molte lingue del mondo. Solo un\u2019edizione italiana del 1944 del romanzo (nel frattempo seguito nel 1938 da La ragazza del Corno d\u2019Oro), pubblicata con il titolo Al\u00ec Khan, dar\u00e0 come nome dell\u2019autore Essad Bey.<\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019edizione voluta dall\u2019autore, dove Nino \u00e8 chiamata Erika in onore della moglie dello scrittore, Erika Loewendahl (1911-1990), figlia di un grande industriale delle scarpe. Il divorzio nel 1935 dopo la decisione della moglie di andare a vivere con Ren\u00e9 F\u00fcl\u00f6p-Miller (1891-1963), un rivale di Essad Bey come autore di biografie di successo, sar\u00e0 la grande delusione della vita dello scrittore. Erika sosterr\u00e0 di non avere conosciuto prima del matrimonio la vera identit\u00e0 del \u201cprincipe azero\u201d. Vera o no questa circostanza, la fine del grande amore della sua vita condurr\u00e0 brevemente Essad Bey in un ospedale psichiatrico e dar\u00e0 inizio alla fase finale della sua esistenza, illuminata da Al\u00ec e Nino ma tormentata negli anni di Positano dalla dolorosissima sindrome di Raynauld, che d\u00e0 sintomi simili alla lebbra, ma \u00e8 incurabile, e condurr\u00e0 lo scrittore alla morte nel 1942. La sua tomba si trova ancora oggi nel cimitero di Positano.<\/p>\n<p>Ancora, fra le curiosit\u00e0 sfuggite a Reiss c\u2019\u00e8 la successiva carriera della ex-moglie di Essad Bey. Dopo la morte di F\u00fcl\u00f6p-Miller, che aveva sposato e da cui aveva avuto tre figli, Erika sposa nel 1963 un amico del secondo marito, Dimitri Sergeevich von Mohrenschildt (1902-2002), noto come studioso di cose russe ma anche come esponente di punta del movimento neo-ind\u00f9 di Sri Aurobindo (1872-1950). Proprio la decisione di von Mohrenschildt di andare a vivere nell\u2019ashram di Aurobindo a Pondicherry nel 1976 porter\u00e0 Erika \u2013 che \u00e8 conosciuta in questi anni nei circoli letterari con lo pseudonimo di Erika Renon, e che resiste solo tre mesi nel centro di spiritualit\u00e0 indiano \u2013 a un nuovo divorzio e al ritorno in America. Se gli fosse stato noto, il collegamento di Erika con l\u2019ambiente di Aurobindo avrebbe certo permesso a Reiss \u2013 che di solito segue tutti i suoi personaggi anche dopo che sono usciti dall\u2019orbita di Essad Bey \u2013 di scrivere un ulteriore capitolo del suo gi\u00e0 voluminoso libro.<\/p>\n<p>A Essad Bey il biografo presta dunque quella buona fede cos\u00ec ovviamente carente in un Capo Cervo Bianco o in un Lobsang Rampa. Il fatto che non fosse un principe azero non toglie che le sue analisi del comunismo sovietico, della politica petrolifera del Caucaso e del futuro dell\u2019islam \u2013 solo di poco invecchiate \u2013 facciano ancora per molti versi testo, e che Al\u00ec e Nino rimanga un capolavoro. Quanto a quello che Reiss chiama il suo travestitismo culturale che induce un ebreo di origini ucraine a presentarsi come principe musulmano, non si tratterebbe di puro gusto della mistificazione ma di un prodotto, per quanto a suo modo unico, di un ambiente ebraico filo-islamico e orientalista che merita pi\u00f9 attente riflessioni. Un \u201cturco napoletano\u201d, dunque, ma cui vanno sia la simpatia del biografo \u2013 e del lettore \u2013 sia la piet\u00e0 per un destino tragico, che \u00e8 lo specchio e la sintesi di un\u2019epoca.<\/p>\n<p>Fonte: <b>www.cesnur.org<\/b><\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ali e Nino di Kurban Said Una storia d&#8217;amore tra Oriente e Occidente, sullo sfondo della Grande guerra. 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