{"id":38634,"date":"2007-01-04T07:33:35","date_gmt":"2007-01-04T07:33:35","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=97"},"modified":"2007-01-04T07:33:35","modified_gmt":"2007-01-04T07:33:35","slug":"irandiario-1971-2005","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/irandiario-1971-2005\/","title":{"rendered":"Irandiario 1971-2005"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070104-irandiario.jpg' width='132' height='195' alt='Abbas' \/><\/div>\n<p>\n<b>Irandiario 1971-2005  di Abbas<\/b><br \/>\nCasa editrice:il Saggiatore <br \/>\nFonte.<b>www.saggiatore.it<\/b><br \/>\nFotografo, membro dell\u2019agenzia Magnum Photos, Abbas \u00e8 nato in Iran. Trapiantato a Parigi, dal 1970 si \u00e8 occupato di guerre, rivoluzioni e grandi movimenti sociali nel Sud del mondo. Ha pubblicato Iran, la r\u00e9volution confisqu\u00e9e (1980), Return to Mexico (1992), Allah O Akbar (1994), Voyage en Chr\u00e9tient\u00e9s (2000), Viaggio negli Islam del mondo (2002), Abbas (nella collana \u201cI grandi fotografi\u201d Hachette, 2005), Sur la route des esprits (2005). <!--more-->Abbas \u00e8 un grande narratore. Le sue trecento fotografie raccontano trentacinque anni di una nazione divisa tra l\u2019ispirazione a un passato fortemente mistico e l\u2019aspirazione alla modernit\u00e0. Le opere d\u2019arte; i luoghi di culto; il Re dei Re e la sua corte; le fabbriche; i primi sussulti della ribellione; la Rivoluzione e i suoi morti; i processi e la morgue di Teheran. E poi una gara di culturismo; i mercati; un combattimento di karate col velo; un ritratto inconsueto del regista Kiarostami. Gli scatti di Abbas catturano ogni angolo del Pianeta Iran, riescono nella delicata missione di informare senza retorica n\u00e9 manierismi, di sedurre senza giocare la carta della brutalit\u00e0 in tempi brutali. Lapidario, sferzante, un testo in prima persona fa da contrappunto alle immagini in questo diario che soddisfa il nostro desiderio urgente di comprendere. Diario di una terra violenta e dolce, che pu\u00f2 essere guardato e letto come una requisitoria.<\/p>\n<p><b>Estratto dal primo capitolo<\/b><\/p>\n<p>RIVOLUZIONI<\/p>\n<p>Risalire i miei clich\u00e9, questa memoria spietata del fotografo, come si risale un fiume, rileggere i miei taccuini di viaggio? Ma il fiume \u00e8 scorso mentre i miei clich\u00e9 sono fissi per sempre, immagini sospese nel tempo. Le parole si sono smussate. Riscritto a piacere, il verbo non \u00e8 mai fisso, ma la foto? Posso solo modificare la scelta e le sequenze, mia vera scrittura fotografica.<\/p>\n<p>1967\u2026 Teheran \u00e8 occidentale per struttura, asiatica per aspetto; la citt\u00e0 lascia un\u2019impressione d\u2019incompiutezza.<\/p>\n<p>\u2026 E se l\u2019ospitalit\u00e0 persiana \u00e8 sempre elaboratissima, deve essere un po\u2019 ipocrita per esser raffinata.<\/p>\n<p>I venditori ambulanti che, fin dall\u2019alba, risvegliano il quartiere non urlano i loro messaggi, ma li cantano con voce calda e languida, una voce fatta per l\u2019omelia e l\u2019epopea.<\/p>\n<p>L\u2019Iran \u00e8 il paradiso degli affaristi, non degli uomini d\u2019affari.<\/p>\n<p>Rivoluzione bianca, armata di sapere, riforma agraria\u2026 non \u00e8 il vocabolario abituale d\u2019una monarchia assoluta.<\/p>\n<p>Un film sovietico che parla della vita di una commissaria politica \u00e8 doppiato in fars\u00ec in modo che la parola \u00abcomunista\u00bb non venga pronunciata neppure una volta.<\/p>\n<p>1971\u2026 Intervisto a lungo lo sci\u00e0 nel suo palazzo di Niavaran.<\/p>\n<p>\u00abNel nostro paese abbiamo fatto una rivoluzione che ha cambiato l\u2019assetto sociale. Perch\u00e9 dovrebbe esserci malessere? Stia pur certo che questi agitatori non lascerebbero sussistere alcuna libert\u00e0. Sono teleguidati dall\u2019estero\u2026 gli aiutocuochi dell\u2019esercito imperiale dovrebbero bastare per tenerli a bada.<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo fatto mozzare un bel po\u2019 di teste per garantire il successo della nostra rivoluzione. Altrimenti niente pu\u00f2 essere serio e duraturo.<\/p>\n<p>\u00abSono un idealista e un pragmatico; idealista quando si tratta della filosofia della rivoluzione; pragmatico perch\u00e9, se constatassi che un aspetto della rivoluzione \u00e8 diventato desueto, non esiterei a modificarlo.<\/p>\n<p>\u00abIl mio posto nella storia? Vede, noi non abbiamo girato una sola pagina ma tante pagine tutte insieme, abbiamo fatto tante di quelle cose tutte insieme: per esempio, la trasformazione dei rapporti contadini-proprietari che non mutavano da duemila anni.\u00bb<\/p>\n<p>Al momento di congedarmi, lo sci\u00e0 mi dice: \u00abSpero che la prossima volta parleremo in fars\u00ec\u00bb. Non ci fu una prossima volta. Solo occasioni per fotografarlo.<\/p>\n<p>1977\u2026 Mi piacerebbe fotografare l\u2019Iran in trasformazione attraverso la vita di dodici iraniani, scelti per la diversit\u00e0 delle loro esistenze: il pittore alla moda Qasem, i cui genitori sono modesti impiegati del Nord; l\u2019ingegnere petrolifero Reza, che maneggia quotidianamente la tecnologia pi\u00f9 avanzata ma usa il pallottoliere quando, alla luce di una lampada a petrolio, fa i conti coi mezzadri che lavorano sulle terre che la riforma agraria dello sci\u00e0 non ha confiscato ai suoi genitori; il contadino dell\u2019Azerbaigian Askar, che lavora nel negozio di parrucchiere pi\u00f9 frequentato di Teheran. Immagino un libro concepito a mo\u2019 di cerchio, dove ogni personaggio fotografato condurrebbe al successivo. Ma \u00e8 arrivata la rivoluzione e, per fotografare l\u2019Iran, basterebbe scendere in strada. Nel 2000, Qasem vive in esilio a Parigi e Reza lavora ad Abu Dhabi. Quanto ad Askar\u2026 (pp. 22-25).<br \/>\nIl lutto dell\u2019ashura mi sorprende a Bandar-Abbas, da dove devo raggiungere la flotta imperiale in manovra nel Golfo Persico. Conservo dall\u2019infanzia qualche immagine indelebile di catene che lacerano spalle, petti battuti ritmicamente, sangue che scorre su crani squarciati coi coltellacci, ma col tempo queste immagini sono diventate molto sfocate. Qui, il misticismo sciita che si \u00e8 sovrapposto all\u2019oscurantismo del paese profondo mi scuote, mi chiama in causa: e se fosse questo l\u2019Iran?<\/p>\n<p>Cerimonia del salaam al palazzo di Golestan per festeggiare il compleanno dello sci\u00e0. Questo piccolo mondo gallonato, decorato, in redingote preme per essere in prima fila; i militari si fanno annunciare dal tintinnio delle loro spade; le teste si girano via via che Sua Maest\u00e0 percorre la prima fila. Lo sci\u00e0 chiede ai deputati: \u00abMa quanti siete adesso?\u00bb e scherza con i vecchi ministri: \u00abVedo che il vostro numero aumenta\u00bb.<\/p>\n<p>Aspettavo i militari e il loro colpo di Stato; invece il potere l\u2019hanno preso i mullah.<\/p>\n<p>La direttrice della galleria di Teheran dove espongo le foto che ho scattato in giro per il mondo mi consiglia di eliminare quella dello sci\u00e0 seduto davanti ai suoi cortigiani in nero. \u00abNon piacerebbe alla savak, la polizia politica, e \u201cloro\u201d t\u2019impedirebbero di lavorare in Iran\u00bb mi avvisa. Due anni dopo, uno degli studenti rivoluzionari che tengono in ostaggio i diplomatici americani m\u2019informa: \u00abAvevo molto apprezzato la tua mostra, ma pensavo che tu fossi favorevole allo sci\u00e0, visto che avevi incluso la sua foto\u00bb.<\/p>\n<p>Un senatore si chiede su un giornale a cosa serva un partito unico \u2013 il Rastakhiz instaurato dallo sci\u00e0 \u2013 e tutto l\u2019Iran si chiede quale segreto disegno abbia spinto il senatore a scrivere e il giornale a pubblicare\u2026 chi li manipola?<\/p>\n<p>8 settembre 1978\u2026 l\u2019esercito spara sulla folla dei manifestanti, che probabilmente ignorava che proprio quella mattina era stata instaurata la legge marziale. Prendo il primo aereo per Teheran. Fin dall\u2019aeroporto \u00e8 evidente che \u00e8 scattata una nuova tappa nell\u2019escalation rivoluzionaria: si parla di duemila morti. \u00c8 il Venerd\u00ec nero. Fa buio, e a ogni incrocio ci sono soldati che s\u2019inginocchiano, puntano fucili e baionette verso il taxi e urlano \u00abIst!\u00bb (Alt!). Sembra di essere in un brutto film. In albergo, l\u2019impiegata della reception, di solito tanto ossequiosa nei confronti delle autorit\u00e0, d\u00e0 libero sfogo al suo odio per lo sci\u00e0, la sua famiglia e i suoi ministri: \u00abTutti ladri!\u00bb sbotta. Decisamente, le cose sono cambiate\u2026<\/p>\n<p>All\u2019obitorio del cimitero Behesht Zahra \u2013 ci torner\u00f2 spesso \u2013 giacciono a terra una cinquantina di corpi. Bisogna lavorare alla svelta per non attirare l\u2019attenzione \u2013 sempre la savak, che si \u00e8 infiltrata nei nostri cervelli. Ma per le famiglie delle vittime la paura non vale pi\u00f9; gridano il proprio odio per lo sci\u00e0 e, non avendo alcuna fiducia nella stampa iraniana, mi supplicano di dire la verit\u00e0. Quanti morti ieri?<br \/>\n\u00abCinquemila!\u00bb<br \/>\n\u00abMa no, diecimila!\u00bb<br \/>\n\u00abDiecimila? Ma scherziamo! Almeno due milioni!\u00bb<br \/>\nIran, paese delle Mille e una notte. Il culto del martire comincia. Dopo aver indagato sui luoghi del massacro, stimo una cifra tra i cento e i trecento.<\/p>\n<p>Sulle tombe, i chador neri delle donne volteggiano nella polvere d\u2019Asia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Irandiario 1971-2005 di Abbas Casa editrice:il Saggiatore Fonte.www.saggiatore.it Fotografo, membro dell\u2019agenzia Magnum Photos, Abbas \u00e8 nato in Iran. Trapiantato a Parigi, dal 1970 si \u00e8 occupato di guerre, rivoluzioni e grandi movimenti sociali nel Sud del mondo. 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