{"id":38629,"date":"2006-12-15T14:12:03","date_gmt":"2006-12-15T14:12:03","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=39"},"modified":"2006-12-15T14:12:03","modified_gmt":"2006-12-15T14:12:03","slug":"il-cacciatore-di-aquiloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/il-cacciatore-di-aquiloni\/","title":{"rendered":"Il cacciatore di aquiloni"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20061218-khaled hosseini-foto.jpg' width='149' height='217' alt='khaled hosseini' \/><\/div>\n<p>\n<b>Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini<br \/>\nTraduzione di Isabella Vaj; Edizioni Piemme<br \/>\nKhaled Hosseini. Figlio di un diplomatico, \u00e8 nato a Kabul, in Afghanistan. La sua famiglia ha ottenuto l\u2019asilo politico negli Stati Uniti nel 1980. Vive nel nord della California e fa il medico. Il cacciatore di aquiloni \u00e8 il primo romanzo epico afgano, uno straordinario caso letterario pubblicato in 12 paesi. Dreamworks, la casa di produzione di Steven Spielberg, ha acquistato i diritti per trarne un film.<br \/>\nDi Paola Bonfanti<\/b><!--more-->Le prime righe<br \/>\nUno<br \/>\nDicembre 2001<br \/>\nSono diventato la persona che sono all\u2019et\u00e0 di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accosciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. \u00c8 stato tanto tempo fa. Ma non \u00e8 vero, come dicono molti, che si pu\u00f2 seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.<br \/>\nNell\u2019estate del 2001 mi telefon\u00f2 dal Pakistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore incollato all\u2019orecchio, sapevo che in linea non c\u2019era solo Rahim Khan. C\u2019era anche il mio passato di peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull\u2019acqua dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall\u2019alto San Francisco, la mia citt\u00e0 d\u2019adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.<\/p>\n<p>Khaled Hosseini tesse una storia indimenticabile, commovente e straordinaria. Il suo primo romanzo \u00e8 un manufatto dalla trama preziosa: un canto poetico di padri e figli, di amicizia e tradimento, di abissali capitolazioni e redenzioni coraggiose e sofferte. Di fughe e ritorni, fino al riscatto finale, toccante e inaspettato. Sullo sfondo l\u2019annientamento di un mondo, l\u2019Afghanistan, che assiste impotente alla dissoluzione di un retaggio culturale millenario e al crollo di ogni certezza e che nulla pu\u00f2 contro l\u2019incedere della Storia, incarnata dai Sovietici prima e dai Talebani in un secondo tempo.<br \/>\nCon la stessa minuziosa cura con cui Amir e Hassan bambini si preparavano all\u2019evento pi\u00f9 importante per i ragazzi di Kabul, la gara degli aquiloni, l\u2019autore ritrae il mondo della sua infanzia. Con tocco vellutato preme i tasti della memoria per far rivivere il calore di quella realt\u00e0 sicura e ospitale, dall\u2019odore inebriante e inconfondibile della terra bruciata d\u2019estate e dell\u2019aria frizzante dell\u2019inverno mista al sapore rassicurante del the. Con la stessa passione Hosseini costruisce un ponte di vetro attraverso cui poter accedere un\u2019ultima volta a quell\u2019epoca lontana, spensierata e pulsante di vita, a quella natura meravigliosa e sconvolgente, armoniosa cornice dei momenti indimenticabili trascorsi col padre e gli amici in quella sua amata patria che non esiste pi\u00f9.<br \/>\nE la memoria, ferita, restituisce queste immagini intrise di nostalgia e della struggente consapevolezza che da quella stessa realt\u00e0, che una volta era patria ed era casa, traspira oggi soltanto il rancido odore del sangue e della morte.<br \/>\nLo sguardo dell\u2019autore \u00e8 un caleidoscopio pieno di frammenti che ci portano dagli Stati Uniti all\u2019Afghanistan e viceversa, in un intreccio travolgente di passioni nel quale passato e presente si confondono, seguendo il flusso prorompente dei ricordi, di sensazioni assopite ma mai dimenticate, di vuoti che chiedono di essere riempiti. Il viaggio che Amir intraprende verso la sua patria \u00e8 prima di tutto un viaggio in se stesso, per confrontarsi e riscattarsi da quell\u2019antica e dolorosa colpa, un blocco di ghiaccio represso dentro di lui, ma che non ha mai smesso di soffiare aria gelida sulla sua pelle. Un peso che Amir ha sopportato in solitudine nel suo esilio americano, intrappolato nel suo stesso dolore. Al richiamo del suo passato per\u00f2 l\u2019adulto Amir si fa trovare pronto.<br \/>\nI contorni del mondo esterno si affievoliscono. La tragedia dell\u2019Afghanistan si materializza in un sottofondo di voci stridenti e feroci apparizioni, mentre sulla scena si dispiega il mondo interiore di Amir e degli altri personaggi che incontra. Un vortice di emozioni scaturisce dagli abissi delle loro anime dando vita a una danza multiforme e incantata di vividi colori. Una danza a tratti armoniosa e poetica come il volo colorato degli aquiloni sul cielo terso di una Kabul ormai svanita. Una danza, in altri momenti, tinta dai colori violenti della crudelt\u00e0 e dell\u2019indifferenza umana e dalle sordide sfumature del dolore e della vergogna.<br \/>\nLo sgomento di Amir di fronte al suo passato, la sua ansia di colmare una vita piena di assenze avvolgono il lettore e lo coinvolgono in un viaggio introspettivo alla scoperta dei lati oscuri della propria coscienza. Un confronto aperto e coraggioso con debolezze e paure, con rimorsi e pentimenti che inconsapevolmente o meno l\u2019uomo tende a nascondere nelle pieghe dell\u2019anima. E l\u2019anima di Amir, intrecciata a colori e profumi di mondi diversi e di culture antiche e quasi sconosciute all\u2019occidente, diviene ricettacolo di una dimensione intima e personale che si rivela comune a tutti e dunque di portata universale.<br \/>\nIl cerchio tracciato da Hosseini si chiude, inaspettatamente, in una Fremont tinta dai colori, dai suoni e dagli odori dell\u2019Afghanistan ai tempi di Zahir Shah. In occasione dei festeggiamenti per l\u2019anno nuovo afgano, in primavera, gli aquiloni tornano a rivestire il cielo, degli Stati Uniti questa volta, della loro colorata melodia. Il cuore di Amir palpita mentre nell\u2019atto stesso di stringere di nuovo fra le mani un aquilone si riappropria del suo passato. Una frase che risuona in lui da tempo immemorabile affiora alle sue labbra e acquista finalmente consistenza, liberandolo da un antico e doloroso fardello. E il piccolo Sohrab, accanto lui, si lascia incantare dalla magia multicolore del cielo, mentre una luce nuova attraversa i suoi occhi tristi. Il volo poetico degli aquiloni \u00e8 un abbraccio alla vita: il cerchio del riscatto si realizza nelle parole inconsapevoli di Amir e nella scintilla silenziosa che illumina gli occhi di Sohrab.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini Traduzione di Isabella Vaj; Edizioni Piemme Khaled Hosseini. Figlio di un diplomatico, \u00e8 nato a Kabul, in Afghanistan. La sua famiglia ha ottenuto l\u2019asilo politico negli Stati Uniti nel 1980. Vive nel nord della California e fa il medico. Il cacciatore di aquiloni \u00e8 il primo romanzo epico <a href='https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/il-cacciatore-di-aquiloni\/' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38629"}],"collection":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38629"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38629\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38629"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38629"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}