{"id":360,"date":"2009-05-21T10:19:51","date_gmt":"2009-05-21T10:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=360"},"modified":"2009-05-21T10:19:51","modified_gmt":"2009-05-21T10:19:51","slug":"unanima-in-pausa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/unanima-in-pausa\/","title":{"rendered":"Un&#8217;Anima in Pausa"},"content":{"rendered":"<p><b>Un&#8217;Anima in Pausa<\/b> di <b>Maryam FatemiFar<\/b><br \/>\n<b>Vincitrice del premio &#8220;L&#8217;immagine parla&#8221;<\/b><br \/>\nEra seduta sotto il solito portico che affacciava sulla spiaggia e sul mare; era quasi assente, immersa nei suoi pensieri, viveva surreali mondi, lontani migliaia e migliaia di chilometri dalla sua cosiddetta insignificante realt\u00e0 di tutti i giorni. Scriveva qualcosa su di un pezzo di carta, velocemente, senza mai fermarsi, quasi in apnea, come se fosse un disturbo compulsivo cui non poteva sottrarsi: \u201cQuale segreto custodisce la mia anima in pausa che volteggia, come una piuma di gabbiano, sul mare dell\u2019amnesia? In quale sperduto angolo dell\u2019oblio le mie emozioni, spente anzitempo, troveranno la loro ragione di essere? Quando, ma quando, l\u2019impaziente piuma dei miei pensieri, affidata da me stessa al vento, si poser\u00e0 sulla spiaggia della serenit\u00e0? <!--more-->Ah, impavido vento, dimmi tu: il mio amato ritorner\u00e0 mai da me per stringermi ancora tra le sue braccia ed io mai sar\u00f2 degna del suo amore?\u201d All\u2019improvviso le sue mani rimasero congelate e non ebbero pi\u00f9 la volont\u00e0 di scrivere. Le capitava spesso di scrivere cose che lette, a posteriori, non riconosceva come proprie. Stropicci\u00f2 la carta e l\u2019affid\u00f2 al vento che in quell\u2019istante passava attraverso il portico e rimase immobile a guardare il mare. <br \/>\nSembrava in attesa di qualcosa.<br \/>\nUn piccolo movimento quasi impercettibile attir\u00f2 la sua attenzione,  strinse gli occhi per aguzzare lo sguardo, per vedere meglio la sagoma che a malapena si scorgeva sulla spiaggia. Era la donna di sempre, quella di ieri e della settimana prima e di quella ancora prima. Era l\u00ec, davanti a lei: una figura fragile, incerta. Strano, ma riusciva addirittura a sentire il suo respiro. Oltrepass\u00f2 il cancello e con la paura di sempre scese lungo il piano inclinato, per poi avanzare sulla pavimentazione di legno che si inoltrava sulla spiaggia.<br \/>\nIl giorno non era ancora capace di strappare la notte dal suo sonno e quella donna, continuava a passeggiare, serenamente, lungo la spiaggia. <br \/>\nIl mare aveva gi\u00e0 iniziato a ritirarsi nel proprio guscio, lasciandosi alle spalle le sabbie bagnate ancora in bal\u00eca del suo ultimo abbraccio. Le conchiglie erano sparse tra i granelli dorati di sabbia, come se fossero i resti di stelle cadenti, spente nel mare, abbandonate sulla spiaggia e dimenticate dal cielo. E quella donna&#8230; lei, camminava a piedi nudi sulla sabbia.  Un foulard trasparente color turchese contornava dolcemente il suo corpo sinuoso. Sembrava che sentisse freddo, come se la brezza mattutina violasse la sua anima fragile. I suoi capelli lisci, sciolti sulle spalle, ondeggiavano in armonia con i suoi movimenti. Portava un cappello di paglia, che le cadeva ogni tanto sulle spalle, trattenuto da un nastrino bianco al collo. Strano, sul suo viso addirittura si intravedeva un sorriso di beatitudine. <br \/>\nLa luce continuava, lentamente, a graffiare la notte. \u00abMio Dio &#8211; bisbigli\u00f2 Giulia &#8211; sta ascoltando le onde\u00bb. Come se  la voce stanca delle onde le stesse bisbigliando note tristi di una melodia d\u2019amore, vissuta e poi perduta. <br \/>\nAd un tratto la donna si ferm\u00f2, voltandosi verso il mare rimase fissa a guardare l&#8217;orizzonte. La notte tentava inutilmente di ostacolare l&#8217;alba, mentre lei impaziente attendeva il sorgere del sole. Con la mano destra tenne fermo sulla testa il cappello di paglia. Fece qualche passo, avanz\u00f2 nel mare&#8230;chiuse per un istante gli occhi come per sentire meglio il freddo tocco dell&#8217;acqua ancora ignara della prepotenza del sole&#8230; poi, si mise a correre. Sleg\u00f2 il foulard che le avvolgeva deliziosamente il corpo e mentre con una mano tratteneva il cappello con l&#8217;altra mise il foulard in bal\u00eca del vento. Ah&#8230; il vento, presuntuoso condottiero, aveva da tempo iniziato a prendersi gioco di quel tessuto leggero che filtrava di azzurro pallido i colori del mare. I suoi movimenti sinuosi nell&#8217;aria, ricordavano, il volteggiare dell&#8217;anima nel mare dei desideri. Portava ancora sul volto quel sorriso indefinito di solitudine. Il lamentio delle onde che si spegnevano sulla spiaggia sembrava musica per le sue orecchie. La spiaggia era deserta\u2026 c&#8217;era solo lei che svolazzava come una farfalla intorno alla vita. Ogni volta che sollevava un piede per formare un nuovo passo, sembrava che stesse volando e quando lo affondava nell&#8217;acqua le gocce si componevano in una nuvola bianca intorno ai suoi piedi. Sembrava correre sulle nuvole, mentre la superficie dell&#8217;acqua all\u2019avvicinarsi dell\u2019alba assumeva tutti i colori dell&#8217;arcobaleno.<br \/>\nAll&#8217;improvviso si ferm\u00f2 e si mise a guardare il mare,  esaminava  incuriosita gli scogli, dai contorni indefiniti, che poco distanti da lei sfumavano nel mare. Si diresse verso di loro mentre trascinava il suo foulard dietro di s\u00e9. Avanz\u00f2 adagio, con passi lunghi ed ostacolati dall\u2019acqua, verso quegli scogli cos\u00ec presenti e maestosi: isole nel mare dei pensieri. Dietro di loro il mare&#8230; IL MARE\u2026 libero dalle catene della spiaggia. Quella parte del mare non aveva esigenza alcuna di raggiungere la terra ferma. Era sciolto, per volont\u00e0, da qualunque legame. Giulia la vide, audace, scalare gli scogli fino a raggiungere il punto pi\u00f9 alto e l\u00ec fermarsi! Guardava le onde frantumarsi per poi ritornare al mare&#8230; La vide alzare le braccia sopra la testa, mentre continuava a sorreggere il foulard. Il vento con euforia si prese gioco dei suoi capelli e di quel tessuto leggero che a tratti velava la sua figura di una luce melanconica. Osserv\u00f2 il lieve movimento con cui si era alzata sulla punta dei piedi, come stesse cercando il minor contattato possibile con la fermezza della vita. Aveva gli occhi chiusi e continuava a sorridere. Era silente, l\u00ec, ferma, a contemplare il trascorrere della vita sugli scogli incerti di un\u2019anima in pausa. <br \/>\nQuella scena, cos\u00ec dissimile dal resto del mondo, incatenava lei e quegli scogli a un infinitesimo istante della vita, nel suo pieno potere di essere: bello, spontaneo, capace di attraversare perfino l\u2019essenza di qualunque essere umano. <br \/>\nCon il sorgere del sole, di scatto, i gabbiani in riposo sugli scogli si alzarono in volo. Di lei non c\u2019era pi\u00f9 nessuna traccia. Era svanita, in un alito di vita. Di tutto ci\u00f2 rimase solo una leggera piuma, in volo, che con fatica cercava di raggiungere la spiaggia.<\/p>\n<p>Giulia allung\u00f2 la mano sinistra verso il basso e mentre con quella destra cercava di tenersi in equilibrio raccolse la piuma e la mise nella tasca. In fretta fece ritorno a casa, prese il telefono e con ansia formul\u00f2 un numero a memoria: \u00abMamma, maa\u2026 ci sei? Sei sveglia? \u00c8 successo di nuovo, secondo me si \u00e8 suicidata. Mamma, per favore rispondimi!\u00bb<br \/>\n\u00abDi nuovo? Giulia, finiscila! Non pu\u00f2 mica ammazzarsi tutti i giorni. Abbiamo gi\u00e0 parlato con la tua psicologa di questo argomento e ti ha anche dato una spiegazione plausibile\u00bb. <br \/>\n\u00abSpiegazione plausibile? Ma dico, ci stai con la testa? Io la vedo! La percepisco!\u00bb<br \/>\n\u00abAppunto! Come fai a percepire una figura fantasma, se quella figura non ti appartiene nel profondo? Giulia, amore mio, quella donna sei tu! Attraverso lei vivi le emozioni che, per sensi di colpa, hai sempre negato. Ti ricordi cosa ti ha detto il medico? L\u2019incidente non ti ha danneggiata in maniera irreversibile. Tu puoi camminare. Tu devi camminare! Perch\u00e9 non apri gli occhi, il tuo subconscio lo sta esigendo. Grazie alla fisioterapia hai le gambe ancora allenate, ma sembra che tu non voglia camminare. I tuoi sensi di colpa non ti hanno permesso di vivere il tuo dolore: ti stanno annullando!\u00bb<br \/>\n \u00abSmettila mamma! &#8211; disse Giulia, incapace di controllare le corde vocali, con un tono stridulo &#8211; Non mi fare la solita ramanzina. Ho ucciso una persona innocente! Ho ucciso il mio Ernesto! \u00c8 morto! E se ti ricordi bene, c\u2019ero io al volante della macchina. \u00c8 morto per colpa mia ed io sto pagando il giusto prezzo, non lo puoi negare. Mi dispiace mamma! Ma prima o poi devi accettare la realt\u00e0, non la puoi rifiutare mica per sempre\u00bb.<br \/>\n\u00abOk! \u00c8 inutile parlare con te! Allora la prossima volta che incontrerai questa donna, la devi fermare e le devi chiedere il suo nome! Guardala in faccia, parla con lei e poi dimmi chi \u00e8! Ti sfido Giulia! Diversamente non ti posso credere. Adesso ti saluto, ma per favore domattina cerca di non svegliarmi all\u2019alba; abbi piet\u00e0 di me! Tanto questa si ammazza una volta al giorno e tu potresti benissimo raccontarmi due episodi in uno. Baci\u00bb. E mise gi\u00f9 il telefono.<br \/>\nGiulia non trovava pace. Il pensiero logorroico di quella donna non la lasciava neanche per un istante. Aveva ragione sua madre, la sua non poteva essere che un\u2019allucinazione, perlopi\u00f9 in 3D. <br \/>\n\u00abE se il suicidio di quella donna fosse un evento gi\u00e0 accaduto?\u00bb Si chiedeva. Poi si ricord\u00f2 che la settimana scorsa era andata in biblioteca ed aveva sfogliato, sul monitor e senza alcun esito, tutti i quotidiani pubblicati negli ultimi trent\u2019anni.<br \/>\n\u00abE se fosse una visione premonitrice?\u00bb Si domandava.  \u00abAllora ho il dovere di fermare questa donna, perch\u00e9 probabilmente uno di questi giorni il mare, impietosito, restituir\u00e0 alla spiaggia il suo corpo mangiucchiato dai pesci\u00bb.<br \/>\nNon ne poteva pi\u00f9. Non le restava altro che aspettare l\u2019alba. \u00abPer fare cosa?\u00bb Si chiedeva.  \u00abLa prossima volta  &#8211; decise &#8211; la fermer\u00f2 e le chieder\u00f2 chi \u00e8 e cosa fa l\u00ec. Anzi, le chieder\u00f2 addirittura di andare a passeggiare altrove\u00bb.<br \/>\nQuella notte non successe niente e tanto meno le notti seguenti. Per una settimana Giulia attese quella donna sotto il portico, preparandosi il dialogo da recitare, ma non ebbe la possibilit\u00e0 di conferire neanche una parola con la donna-fantasma. <br \/>\nTre settimane pi\u00f9 tardi dopo una cena impegnativa e logorroica \u2013 per i soliti discorsi della madre \u2013 rimase sveglia fino all\u2019alba e in memoria di quella donna rest\u00f2 a guardare il mare. Senza accorgersene si stava avviando verso la riva, ma dovette fermarsi. Le era impossibile proseguire con la sedia a rotelle sulla sabbia.  Si era oramai arresa. Della donna, nessuna traccia. Poi sent\u00ec la brezza mattutina sulle sue guance, alz\u00f2 la testa per contemplare l\u2019alba.  A pochi passi da s\u00e9 la vide, di spalle, anche lei come Giulia, contemplava il sorgere del sole dal grembo della notte. Giulia rimase per un istante a guardarla, ma poi si fece coraggio: \u00abSignorina, signorina! Buongiorno! Posso\u2026\u00bb La donna si volt\u00f2 &#8211; Giulia non la poteva vedere bene in faccia, c\u2019era poca luce &#8211; le fece un sorriso, tolse il cappello e si avvicin\u00f2 piano, piano, a lei. Giulia balbettando le chiese: \u00abSa, io la vedo, mi correggo, la vedevo\u2026\u00bb poi all\u2019improvviso si interrupe! Non poteva credere ai suoi occhi. Sentiva il cuore in gola: batteva troppo forte. Sconvolta, rimase per pochi secondi in apnea come se avesse visto un fantasma. Gelide perle di sudore cominciarono a segnarle la fronte. La donna si mise a sedere sulla sabbia, ai piedi della sedia a rotelle, e pos\u00f2 la testa sulle ginocchia di Giulia. La mano di Giulia ebbe una propria volont\u00e0 ed inizi\u00f2 ad accarezzarle i capelli. Giulia guardava fisso nel vuoto, era sconvolta. Quella donna le somigliava, anzi era lei stessa: i suoi desideri, la sua speranza, la sua sofferenza. Il volto rassegnato della donna le ricord\u00f2 il dolore per Ernesto ed attraverso questo dolore cap\u00ec che aveva passato due lunghi anni, senza mai piangere, ad affliggersi, a condannarsi per i sensi di colpa. Una lacrima si fece strada sul suo volto seguita da un\u2019altra ed un\u2019altra ancora. Per la prima volta dopo due anni stava piangendo per la mancanza di Ernesto. Con una voce aspra pronunci\u00f2: \u00abSai, mi manca! Mi manca da morire\u00bb. Poi fece un sorriso ed aggiunse: \u00abMa ti voglio bene uguale Giulia\u00bb.<br \/>\nLa donna sollev\u00f2 la testa, le diede un bacio sulla fronte e si alz\u00f2 in piedi, si volt\u00f2 verso il mare dando le spalle a Giulia. Poi si mise a camminare lungo la spiaggia. <br \/>\n\u00abAspetta! Dove vai? Io ho ancora bisogno di te\u00bb.<br \/>\nLa donna si volt\u00f2 a guardarla. Allung\u00f2 la mano verso di lei per richiamarla a s\u00e9. Giulia non sapeva quello che doveva fare, aveva una grande paura. Prese il piede destro e lo pos\u00f2 sulla sabbia poi fece la stessa cosa con il piede sinistro. Appoggi\u00f2 le mani sui braccioli della sedia a rotelle e con tutte le sue forze sollev\u00f2 il bacino per poi tenersi sulle proprie gambe. Un dolore forte e pungente, in silenzio, si fece strada lungo la sua schiena, ma oramai aveva deciso! Desiderava seguire quella donna, passeggiare con lei lungo la spiaggia, inoltrarsi nel mare, raggiungere gli scogli ed allungare la mano per toccare ancora un\u2019altra volta la vita. La donna le prese la mano e cos\u00ec Giulia compose il primo passo e poi il secondo ed il terzo ed un altro ancora. All\u2019improvviso si ferm\u00f2 e disse: \u00abAspetta! Un istante, un unico istante per guardarmi intorno, per memorizzare\u00bb. Diede uno sguardo intorno a s\u00e9, chiuse gli occhi e respir\u00f2 l\u2019aria leggera del mare. Quando li riapri vide, poco distante da s\u00e9, sua madre, in lacrime con le mani giunte davanti alla bocca. Giulia la raggiunse, lentamente, passo dopo passo. Le sue gambe erano forti e avevano il forte desiderio di sorreggerla. La madre l\u2019abbracci\u00f2 e la strinse a s\u00e9: \u00abAvevo ragione, Dio solo sa che avevo ragione\u00bb. Poi le indic\u00f2 la donna che lei aveva lasciato nella gioia di pochi istanti prima: \u00abTi presento Irene. L\u2019ho incontrata al teatro di Milano. Recita d\u2019incanto. La sua somiglianza con te mi ha portato a\u2026\u00bb<\/p>\n<p>E poi fu silenzio! Quel loquace silenzio che riesce ad imprigionare l\u2019essenza dell\u2019infinito in un attimo di gioia, dolore, stupore. Quel pacato silenzio, presente e mai invadente, che tenta di comprendere il fine e l\u2019origine di ogni emozione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;Anima in Pausa di Maryam FatemiFar Vincitrice del premio &#8220;L&#8217;immagine parla&#8221; Era seduta sotto il solito portico che affacciava sulla spiaggia e sul mare; era quasi assente, immersa nei suoi pensieri, viveva surreali mondi, lontani migliaia e migliaia di chilometri dalla sua cosiddetta insignificante realt\u00e0 di tutti i giorni. 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