{"id":283,"date":"2008-03-20T04:38:51","date_gmt":"2008-03-20T04:38:51","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=283"},"modified":"2008-03-20T04:38:51","modified_gmt":"2008-03-20T04:38:51","slug":"e-liran-strappo-il-velo-mediatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/e-liran-strappo-il-velo-mediatico\/","title":{"rendered":"E l&#8217;Iran strapp\u00f2 il velo mediatico"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20080320-chashme darun.jpg' width='169' height='239' alt='null' \/><\/div>\n<p>\n<b>E l&#8217;Iran strapp\u00f2 il velo mediatico <\/b><br \/>\n<b>Firouzeh Khosrovani<\/b>, Il Manifesto, 4 marzo 2008 <\/p>\n<p>Parliamo ancora una volta di Iran. Dell\u2019 Iran che la mostra fotografica di Riccardo Zipoli ci presenta, L\u2019Occhio Interiore, organizzata dall\u2019ambasciata dell\u2019Italia, inaugurata pochi giorni fa al Museo d\u2019Arte Contemporanea di Tehran. <!--more-->Un\u2019esposizione articolata in due movimenti,da un lato Venezia allo specchio delle sue finestre, e dall\u2019altro un ritorno alla bellezza del paesaggio iraniano, ben oltre gli schieramenti sul nucleare, Israele e lo scontro di civilt\u00e0. Riccardo Zipoli, ordinario di Letteratura Persiana alla Ca\u2019 Foscari di Venezia ci mostra come questo paese si offra a molteplici sguardi, interni o esterni, accomunati dalla voglia di comprendere il verso pi\u00f9 sottile di questa terra. \u00c8 dal \u201972 che Zipoli porta in Iran gli specchi del suo sguardo. Come il Marco Polo delle Citt\u00e0 Invisibili di Calvino, straniero che mostra questo Oriente sterminato e indecifrabile a Kublai Khan. E oggi vediamo gli Iraniani specchiarsi in queste immagini, leggiamo nei loro occhi l\u2019amore profondo che li lega alla loro terra. Vediamo sempre il fascino del paesaggio iraniano nel cinema di Abbas Kiarostami quando il vento \u00e8 la metafora pi\u00f9 vicina all\u2019inquietudine spirituale e l\u2019albero un elemento immutabile nella sua narrazione cinematografica, e non e\u2019 un caso infatti che sia egli stesso a dichiarare a proposito di questa mostra che \u201cho conosciuto Zipoli con le sue foto dell\u2019Iran. Indubbiamente le sue foto hanno influenzato la mia visione del paesaggio iraniano. E quando la sua macchina fotografica tocca Venezia \u00e8 come se toccasse il mio cuore.\u201d Venezia \u00e8 una delle citt\u00e0 pi\u00f9 difficili da fotografare, ormai da tempo citt\u00e0 simbolo della fotografia usa e getta. Zipoli si affida alle finestre per oltrepassare questo luogo comune della rappresentazione, che come specchi dalla luce rinnovata disegnano uno sguardo laterale sulla laguna. Allo stesso modo, nel caso dell\u2019Iran, la sua paesaggistica ci aiuta a superare lo stereotipo di un Iran esclusivamente urbano &#8211; Iran ridotto a Tehran, sua capitale \u2013 e fasciato di nero di chador, militarizzato dalle barbe islamiche. <br \/>\nPurtroppo molto spesso tendiamo a tradurre i segni della persistenza del politico anche nei tratti della natura. In queste foto il riflesso di bellezza del paesaggio ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di non situarlo pi\u00f9 accanto alla base nucleare, sotto il governo di Ahmadinejad o sopra i giacimenti di petrolio. Forse la natura dell\u2019Iran \u00e8 l\u2019ultima e l\u2019unica cosa ad essere rimasta immune ad un sistema che entra negli ingranaggi politici, sociali e individuali. Queste immagini sono un\u2019occasione per parlare finalmente di Iran al di fuori di un contesto politico. Guardando i paesaggi della loro terra attraverso gli occhi di Zipoli, gli iraniani presenti all\u2019inaugurazione della mostra hanno avuto la possibilit\u00e0 di estraniarsi da questa realt\u00e0 continuamente politicizzata dall\u2019esterno o dall\u2019interno. Da un certo punto di vista \u00e8 riduttivo determinare l\u2019identit\u00e0 di un individuo solo in base al sistema politico in cui egli \u00e8 immerso: \u201cio amo davvero il vostro paese\u201d dichiara Zipoli \u201cla partecipazione di stasera \u00e8 stata un esempio di normalit\u00e0, non si \u00e8 parlato di politica, ma di alberi, di amori&#8230;\u201d<br \/>\nZipoli afferma che \u201cpurtroppo in questi ultimi due anni, la rappresentazione dell\u2019Iran in Occidente \u00e8 monopolizzata da lapidazioni, esecuzioni e arresti \u201c, lasciando cos\u00ec poco spazio alle immagini di ci\u00f2 che pi\u00f9 di ogni altra cosa accende il cuore degli iraniani, il paesaggio della loro terra. <br \/>\n\u00c8 in questo che lo sguardo da \u201cesterno\u201d di Zipoli si trasmuta nell\u2019Occhio Interno degli iraniani, essi stessi \u201cmolto commossi dal fatto che il loro paese sia tanto amato da me\u201d commenta lo stesso Zipoli, meravigliato dai tanti giovani, studenti, giornalisti, tra cui moltissime donne, che hanno salutato l\u2019evento con passione e viva curiosit\u00e0. \u201cDico sempre agli amici italiani\u201d \u2013 prosegue \u2013 \u201cche solo venendo in questo paese \u00e8 possibile abbandonare l\u2019immagine distorta acquisita dai media.\u201d La geopolitica ci pu\u00f2 raccontare molto di un paese, ma \u00e8 uno sguardo che si situa in un livello troppo distante dal tessuto vivo di una terra, con la sua cultura, le case, le strade, l\u2019anima di un paese che si guarda allo specchio. A questo proposito, la poesia e\u2019 la prima vittima dello sguardo politicizzato su una terra, e la presenza estesa del \u201cpoetico\u201d e\u2019 uno dei principali caratteri dell\u2019identit\u00e0 iraniana. Riccardo Zipoli \u00e8 uno dei pi\u00f9 fini conoscitori italiani della poesia persiana, classica e contemporanea, e negli ultimi decenni si \u00e8 dedicato con passione alla traduzione e alla divulgazione di questo patrimonio letterario. Lo stesso iranista italiano in numerose occasioni ha mostrato la stretta relazione tra il paesaggio d\u2019Iran e la sua poesia, elementi che partecipano in modo pregnante alla costruzione di un\u2019identit\u00e0 complessa. Dopo tutto qualcosa di questa identit\u00e0 traspare da queste foto: le risaie dell\u2019estremo nord, i sud con le loro palme e, gli alberi secchi o in fiore, gli asini all\u2019ombra dei muretti d\u2019argilla, montagne innevate, squarci desertici, nuvole impazzite di luce, con le loro ombre e il profilo dei loro sentieri. Il tutto a testimonianza di una \u201cpersianit\u00e0\u201d che tanto ci prende in questa terra&#8230;<br \/>\n\u201cSei solo in qual spettacolo? Di luce, <br \/>\nsopra, il fiore di un giorno,<br \/>\nsotto, il buio del vento.<br \/>\nNon sorvegliare inutilmente, notte&#8230;\u201d<br \/>\n(Sohrab Sepehri, Un Giardino nella Voce, Persia 1972 \u2013 1994, a cura di Riccardo Zipoli, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze, p. 93). <\/p>\n<p>Tratto dal sito: <b>https:\/\/www.melograno.ir<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E l&#8217;Iran strapp\u00f2 il velo mediatico Firouzeh Khosrovani, Il Manifesto, 4 marzo 2008 Parliamo ancora una volta di Iran. 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