{"id":27,"date":"2006-12-11T04:39:07","date_gmt":"2006-12-11T04:39:07","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=27"},"modified":"2006-12-11T04:39:07","modified_gmt":"2006-12-11T04:39:07","slug":"chador","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/chador\/","title":{"rendered":"CHADOR"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/1\/20061214-lili.png' width='151' height='166' alt='' \/><\/div>\n<p><b>Chador<br \/>\nL\u2019IRAN NEL MIRINO di Lilli Gruber<br \/>\nGiornalista, parlamentare europea, membro della Commissione per le libert\u00e0 civili, la giustizia e gli affari interni, membro della Commissione per gli affari esteri. Presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, membro della delegazione per le relazioni con l&#8217;Iran, vicepresidente dell&#8217;Intergruppo Stampa, Comunicazione e Libert\u00e0.<br \/>\nfonte.www.lilligruber.net<\/b><!--more-->\u00c8 ancora presto e a Parigi la giornata si annuncia splendida. Il vento ha spazzato via il grigio del cielo lasciando che il sole primaverile entrasse nel tranquillo patio sul quale si affacciano le nostre finestre. Dietro le tende tirate, il mondo si sveglia. Ho ascoltato i primi rassicuranti rumori della giornata: Fernanda, la portinaia portoghese, che riempie d\u2019acqua il suo secchio per tirare a lucido il selciato del cortile, le notizie del giornale radio che mio marito Jacques sente in sordina, ancora mezzo addormentato, i piccioni che si agitano sulle grondaie. Mi sono alzata, vestita e sono andata di corsa a comprare i giornali in piazza del Trocad\u00e9ro.<\/p>\n<p>\nQuando sono rientrata, sbattendo la porta dietro di me, ho detto a Jacques: \u00abAndiamo in Iran!\u00bb. Mi ha guardato stupito. Da diverso tempo parlavamo di questo viaggio, ma da l\u00ec a fare le valigie&#8230; \u00abChe cosa ti ha fatto decidere?\u00bb mi ha chiesto. \u00abUn pain aux raisins !\u00bb ho risposto, scoppiando a ridere. Sheila \u00e8 arrivata mentre Chez Carette, la sala da t\u00e8 in piazza del Trocad\u00e9ro, si riempiva dei suoi clienti abituali. \u00c8 un posto un po\u2019 all\u2019antica, dove le cameriere, in divisa nera e grembiule bianco, ti chiedono notizie della famiglia.<br \/>\nServono il caff\u00e8 in piccole caffettiere argentate. Nel seminterrato, in un laboratorio che immagino segretissimo, i pasticcieri realizzano macarons di tutti i colori, i migliori di Parigi.<\/p>\n<p>Stavo sorseggiando un t\u00e8 verde mentre leggevo i giornali seduta al tavolo. Il piazzale del Palais de Chaillot era inondato di sole e formava come uno scrigno di marmo bianco intorno alla Torre Eiffel che si stagliava in un cielo di un azzurro intenso. Quando \u00e8 bel tempo, Parigi \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo. Ma capita cos\u00ec di rado che non potrei nemmeno pensare di rinunciare alla luce di Roma.<\/p>\n<p>Con una giacca Chanel rosa e un paio di jeans Sheila, che non conoscevo ancora, mi \u00e8 apparsa nella sua bella figura di cinquantenne dai capelli neri e gli occhi scuri. Si \u00e8 seduta accanto a me e ha ordinato una cioccolata e un dolce.<\/p>\n<p>Mi sono immersa nella lettura del \u00abHerald Tribune\u00bb. In prima pagina c\u2019era la foto di Ali Hashemi Rafsanjani seduto in poltrona col volto serio. Sotto il turbante bianco, i tratti decisi, i baffetti grigi e la fronte corrucciata gli danno un\u2019aria inflessibile da generalissimo. In questa primavera del 2005, Rafsanjani \u00e8 candidato alle elezioni presidenziali che si terranno in Iran il 17 giugno. Uno scrutinio considerato dai 70 milioni di abitanti e dal resto del mondo una tappa cruciale. Tutti lo ritengono il vincitore annunciato. Un \u00abriformista\u00bb in testa all\u2019inizio della campagna elettorale titola il quotidiano, che riprende un articolo del \u00abNew York Times\u00bb. Rafsanjani, in realt\u00e0 un religioso conservatore, generalmente parla poco alla stampa estera. Ma recentemente ha rilasciato una serie di interviste ad alcuni giornali stranieri per mettere a punto la sua immagine di uomo provvidenziale, di unica alternativa possibile in una nazione spaccata tra conservatori e riformisti.<\/p>\n<p>Ex presidente della Repubblica islamica, ex presidente del Parlamento, attuale presidente del Consiglio di Discernimento, a settant\u2019anni \u00e8 uno dei personaggi pi\u00f9 potenti dell\u2019Iran. Forse addirittura il pi\u00f9 potente, anche se l\u2019intero sistema politico iraniano \u00e8 sottoposto al controllo della Guida Suprema, l\u2019autorit\u00e0 istituita dall\u2019ayatollah Khomeini quando prese il potere con la Rivoluzione islamica del 1979. Fin dalla morte dell\u2019Imam avvenuta dieci anni pi\u00f9 tardi, questo ruolo \u00e8 stato rivestito da Ali Khamenei che si trova quindi a essere la massima carica politica e religiosa del Paese. Ma Rafsanjani, soprannominato la Sfinge, si trova al centro di una tale rete di relazioni, di appoggi manifesti od occulti, di dinamiche interne o esterne, che \u00e8 impossibile prescindere da lui.<br \/>\nHa sempre dato di s\u00e9 l\u2019immagine del politico pragmatico, pi\u00f9 interessato a far arricchire l\u2019Iran piuttosto che a catapultarlo in avventure estreme. Ci\u00f2 nonostante \u00e8 uno dei pilastri della Rivoluzione e, nella sua intervista con il giornalista del \u00abNew York Times\u00bb, accusa gli Stati Uniti di essere antidemocratici.<\/p>\n<p>Lo fa sicuramente per contrastare l\u2019idea che sia lui l\u2019unico esponente politico capace di riannodare il dialogo con il \u00abGrande Satana\u00bb, un ruolo sempre difficile da sostenere avanti alle masse iraniane. Come fa notare il cronista del quotidiano americano, anche Rafsanjani si veste dai migliori sarti: l\u2019abito di mullah che indossa \u00e8 stato confezionato su misura.<br \/>\n\u00c8 un uomo straordinariamente ricco. E straordinariamente corrotto, assicurano i suoi nemici, che sono tanti. Sar\u00e0 questo il suo tallone di Achille? I tavoli rotondi di Chez Carette, con i loro piani di marmo e le gambe in legno, sono particolarmente scomodi: non so mai come mettermi, tendo sempre a sedermi di traverso come se presentassi ancora il Tg. Avverto che la mia vicina \u00e8 interessata alla mia lettura, cerca un pretesto per una conversazione. Mi volto verso di lei. Le rivolgo la prima domanda che mi viene in mente: le chiedo il nome del dolce che sta spilluzzicando con discrezione.<br \/>\n\u00abUn pain aux raisins\u00bb mi risponde con un sorriso. Poi prosegue: \u00abLe interessa l\u2019Iran? Io sono iraniana. Mi chiamo Sheila\u00bb. Cos\u00ec cominciamo a parlare. Come se ci conoscessimo da sempre.<br \/>\nLe racconto che sto pensando di scrivere un nuovo libro, ma che sono ancora indecisa. In I miei giorni a Baghdad avevo parlato dell\u2019evento senza dubbio pi\u00f9 importante in questo primo scorcio di secolo: la guerra scatenata da George W. Bush in Iraq; nel secondo libro, L\u2019altro Islam, avevo affrontato la dinamica messa in moto da quel conflitto: l\u2019affermazione politica, in Iraq e nel mondo arabo, degli sciiti. Una minoranza ribelle del 15 per cento all\u2019interno della comunit\u00e0 musulmana composta in gran parte di sunniti. Un\u2019eventuale terza puntata dovrebbe proseguire questo viaggio verso est, in quel Medio Oriente che ci affascina ma che non riusciamo a penetrare fino in fondo. \u00c8 per questo che da mesi coltivo l\u2019idea di esplorare l\u2019Iran, formidabile e misteriosa teocrazia sciita, ricca di petrolio e di gas naturale, ai confini dell\u2019Asia, del mondo arabo e dell\u2019Europa orientale. Accusata da Washington di essere il principale Paese sostenitore del terrorismo internazionale e sospettata di volersi dotare della bomba atomica. Denunciata per le violazioni dei diritti umani e per le discriminazioni nei confronti delle donne. Ma anche grande nazione fiera della sua storia millenaria, della sua cultura straordinariamente complessa. L\u2019Iran impregnato di tradizioni ma animato dal desiderio di modernit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Iran Paese del chador e delle donne che votano a quindici anni. L\u2019Iran Paese dei segreti. Un laboratorio dove oggi si sperimenta la compatibilit\u00e0 tra Islam e democrazia. Nel 2005 una domanda ossessiona le capitali occidentali, da Washington a Londra, da Parigi a Berlino: cosa bisogna fare con l\u2019Iran? Si deve provocare una resa dei conti? O si deve accompagnare un\u2019evoluzione pi\u00f9 graduale? Sheila mi ascolta educatamente, ma percepisco in lei una sorta di impazienza e cos\u00ec le lascio la parola. \u00abTutti in Iran le diranno: \u201cLa Rivoluzione non c\u2019\u00e8 mai stata veramente\u201d\u00bb esordisce. \u00abDurante il regno dello Sci\u00e0 la gente era felice. La disoccupazione stava calando. Tutti i bambini andavano a scuola. Anche le persone meno ricche potevano permettersi due auto.\u00bb Faccio fatica a nascondere la mia sorpresa. La storia della Rivoluzione islamica del 1979, delle sue cause economiche e sociali, del suo radicamento nelle frustrazioni della maggiochador ranza degli iraniani, \u00e8 stata scritta da storici che non possono essere accusati di simpatie per gli ayatollah al potere a Teheran. \u00abSono stati gli americani e gli inglesi a rovesciare lo Sci\u00e0. Volevano sbarazzarsi di lui per mantenere il controllo sul petrolio. Sono stati loro a far arrivare al potere Khomeini. Sotto la barba dei mullah si legge Made in Britain!\u00bb Gli iraniani hanno un gusto smodato per i complotti. Per loro la realt\u00e0 non \u00e8 mai quella che appare. Persino la franchezza non \u00e8 altro che un modo sottile per dissimulare disegni oscuri. Cadere nella trappola della chiarezza \u00e8 una dimostrazione di ingenuit\u00e0. Non oso dunque contraddire Sheila che sembra cos\u00ec sicura di s\u00e9 e che vedrebbe in me una povera sempliciotta, il cui candore non pu\u00f2 che intenerire. \u00abPer quanto riguarda la bomba atomica tutti gli iraniani sono d\u2019accordo: la vogliono, e anch\u2019io la voglio.\u00bb Sheila non bada alle contraddizioni, ma spiega meglio il senso delle sue parole: \u00abPerch\u00e9 non dovremmo avere il diritto di diventare una potenza nucleare? Gli israeliani hanno la bomba, i pakistani hanno la bomba. Perch\u00e9 noi no? I mullah sono molto bravi a negoziare. Prenderanno tempo. E aspetteranno che in America i repubblicani vengano sostituiti dai democratici prima di annunciare le loro vere intenzioni\u00bb. La mia nuova amica \u00e8 vivace e affascinante. La sua vita \u00e8 una sintesi di venticinque anni di storia iraniana. Il marito \u00e8 medico e lavora per una societ\u00e0 di assicurazioni negli Stati Uniti. Hanno due figli grandi, due maschi, che non sono mai andati in Iran, ma che comunque ha voluto imparassero la sua lingua madre, il farsi. Suo padre era un industriale e suo suocero uno dei medici dello Sci\u00e0. Nemmeno lei ha mai pi\u00f9 rimesso piede nel Paese da quando lo ha lasciato nel 1979. E non \u00e8 sicura di voler correre il rischio di tornarci, anche se il regime ha cambiato profondamente il suo atteggiamento nei confronti degli esuli: \u00abNon mi piacerebbe finire in prigione\u00bb mi dice senza conoscere le ragioni che potrebbero portarcela. Sheila se ne va. Ha appuntamento dal parrucchiere. La sua nostalgia rappresenta una dimensione imprescindibile della realt\u00e0 iraniana o \u00e8 solo un sentimento isolato, alimentato dal rimpianto per una vita che avrebbe potuto essere diversa? Solo in seguito mi accorger\u00f2 che tutti gli iraniani hanno un eccezionale desiderio di raccontare agli stranieri il loro Paese, la sua storia, la sua grandezza, i piani occulti delle grandi potenze.<br \/>\nChiudo il giornale. Nonostante i vari viaggi sempre troppo brevi che avevo fatto in terra persiana, non ne sapevo abbastanza. Naturalmente mi tornavano in mente i ricordi, ma erano sempre brandelli di storie, immagini confuse del passato: lo Sci\u00e0, le feste a Persepoli, la Rivoluzione, la guerra con l\u2019Iraq, i mullah al potere&#8230; Ma cosa sapevo delle vere dinamiche di questo grande Paese? Che cosa rimane dell\u2019eredit\u00e0 di Khomeini nell\u2019Iran di oggi? Che cosa resta della Rivoluzione che ha fatto sperare in un futuro radioso? Qual \u00e8 il lascito della guerra con l\u2019Iraq e della forza nata da quel sacrificio? I giovani, che costituiscono la grande maggioranza della popolazione, non hanno conosciuto n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra. Chi decide a Teheran e cosa chiedono gli iraniani? La voglia di scrivere un libro sull\u2019Iran era gi\u00e0 viva fin dal mio viaggio nell\u2019arcipelago sciita che, in maniera quasi naturale, mi aveva portato dall\u2019Iraq nell\u2019antica Persia. Religione di Stato dal XVI secolo, lo sciismo ha ispirato la Rivoluzione che ha cambiato il volto del mondo e che ancora oggi dopo ventisei anni tenta di definire un nuovo modello politico ed economico.<br \/>\nAvevo gi\u00e0 contattato alcuni diplomatici iraniani a Roma e a Bruxelles per ottenere un visto, e ben presto era arrivato il via libera. Ero pronta e Jacques aveva promesso di accompagnarmi. Ma \u00e8 stato il breve incontro con Sheila a spingermi a prendere la decisione finale. Sono curiosa e voglio andare a vedere. Ma soprattutto ad ascoltare chi mi aiuter\u00e0 a sollevare un angolo del velo.<\/p>\n<p>Nell\u2019affascinante scoperta di una realt\u00e0 complessa dovr\u00f2 resistere alla seduzione delle verit\u00e0 imperfette e delle mezze bugie. L\u2019Iraq \u00e8 un buon esempio di quanto sia pericoloso semplificare. La tragedia di un dopoguerra sanguinosissimo che non conosce tregua era prevedibile. Basta dare una scorsa a I miei giorni a Baghdad. Sono stata considerata un uccello del malaugurio. Accusata di essere antiamericana, antisraeliana, di essere accecata da non so quale ideologia. Oggi, quanti iracheni e quanti americani dovranno ancora morire prima che responsabili del grande imbroglio facciano un passo indietro?<\/p>\n<p>Hanno mentito per invadere l\u2019Iraq, mentono per rimanervi. Agitano lo spauracchio di una guerra civile mentre la guerra vera \u00e8 ancora l\u00e0 a mietere decine di migliaia di vittime.<\/p>\n<p>Promettono una democrazia ma hanno sperato a lungo di poter imporre un regime ai loro ordini. Se ne andranno cantando vittoria lasciandosi dietro un Paese distrutto in preda alla legge dei clan e delle moschee. L\u2019Iran svolge un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dell\u2019Iraq. Solo una forte cooperazione tra le due maggiori comunit\u00e0 sciite della regione potr\u00e0 garantire la ricostruzione e la pacificazione politica della martoriata Terra tra il Tigri e l\u2019Eufrate. L\u2019intesa si estender\u00e0 fino al Libano, dove Hezbollah \u00e8 uscito rafforzato dalla partenza dei siriani. Se gli Stati Uniti non saranno in grado di negoziare con questo \u00abarco sciita\u00bb lasceranno la regione in un bagno di sangue.<\/p>\n<p>Se avranno l\u2019intelligenza di aprire un dialogo saranno capaci di svolgere il loro ruolo di grande potenza, disposta a proteggere i propri interessi e quelli di Israele nel rispetto degli interessi altrui. Per questo motivo sarebbe auspicabile ristabilire i contatti con Teheran, rinunciare alle minacce e accettare l\u2019indipendenza e lo status di potenza regionale dell\u2019Iran. Gli Stati Uniti, per quanto onnipotenti, non possono fermare la storia, e quando intervengono per cambiarne il corso innescano spesso immani tragedie. Il 2005 \u00e8 cominciato bruscamente per il regime degli ayatollah finito nel mirino dei signori di Washington. In seguito al braccio di ferro nucleare, alle accuse di appoggiare i terroristi, ai sospetti di fare il doppio gioco in Iraq, il regime di Teheran \u00e8 il candidato perfetto per un cambiamento forzato, come piace ai neoconservatori americani. L\u2019esecuzione \u00e8 stata gi\u00e0 programmata? Nei primi mesi dell\u2019anno la tensione cresce sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>In una limpida notte di fine maggio mi ritrovo insieme a Jacques su un aereo dell\u2019Alitalia in volo verso l\u2019Iran. Mi torna in mente una poesia persiana che \u00e8 rimasta scolpita nella mia memoria, Un elefante al buio. L\u2019autore \u00e8 il famoso Jalal al-Din Muhammad Rumi. \u00c8 la storia di cinque persone che non hanno mai visto un elefante e che entrano in un recinto immerso nelle tenebre. Ognuno appoggia la mano sull\u2019animale e descrive quello che pensa di avere davanti: \u00ab\u00e8 un narghil\u00e8\u00bb dice quello che tocca la proboscide, \u00ab\u00e8 un grande ventaglio\u00bb afferma quello che stringe l\u2019orecchio, \u00ab\u00e8 un trono di pelle\u00bb dichiara quello che tocca la groppa. E via di seguito, tutti dicono la loro. I cinque personaggi sfiorano un punto diverso dell\u2019elefante, e ognuno crede di avere capito. Il palmo della mano e la punta delle dita che si agitano al buio sono il loro unico contatto con la realt\u00e0. La poesia si conclude con una morale semplice: \u00abSe fossimo entrati tutti insieme con una candela in mano, avremmo potuto vederlo, questo elefante\u00bb.<\/p>\n<p>Sono partita con la candela in mano per scoprire l\u2019Iran. Ho voluto condividere quello che ho visto e ho cercato di capire. Altri lo hanno fatto prima di me e lo faranno dopo di me. Ma solo se ci proveremo tutti insieme riusciremo a comprendere meglio gli \u00abelefanti al buio\u00bb e ad addomesticare le nostre paure. Questo libro \u00e8 stato realizzato grazie all\u2019aiuto determinante di mio marito Jacques Charmelot, profondo conoscitore del Medio Oriente, compagno di viaggio impareggiabile, consigliere insostituibile e generoso. Un affettuoso grazie a Taraneh Yalda, un\u2019amica ma soprattutto un\u2019ospite squisita e guida impagabile nell\u2019esplorazione del labirinto persiano. Un particolare riconoscimento va a Paolo Zaninoni, Alessandra Mascaretti e Massimo Birattari. Un grazie, infine, a Diego Pavesi, Alessandra Mele, Cristiana Latini, Clara Ferrario e Michela Cosili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chador L\u2019IRAN NEL MIRINO di Lilli Gruber Giornalista, parlamentare europea, membro della Commissione per le libert\u00e0 civili, la giustizia e gli affari interni, membro della Commissione per gli affari esteri. 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