{"id":23,"date":"2006-12-11T04:31:52","date_gmt":"2006-12-11T04:31:52","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=23"},"modified":"2006-12-11T04:31:52","modified_gmt":"2006-12-11T04:31:52","slug":"il-mio-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/il-mio-iran\/","title":{"rendered":"Il mio Iran"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/1\/20061214-ketab.jpg' width='102' height='166' alt='' \/><\/div>\n<p><b>Il mio Iran &#8211; una vita di rivoluzione e speranza di Shirin Ebadi e Azadeh Moaveni<br \/>\nedizione: Sperling &amp; kupfer<br \/>\nLa caduta del governo di Mossadeq nel 1953, la salita al potere del giovane Reza Pahlevi e la sua fuga nel &#8217;79, il ritorno dell&#8217;ayatollah Khomeini, la guerra con l&#8217;Iraq, l&#8217;arrivo al governo di Khatami e le rivolte studentesche del 1999. Pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni di storia dell&#8217;Iran passano nelle pagine di questo libro che racconta la vita di una donna in prima linea, giudice sotto lo sci\u00e0, destituita da Khomeini perch\u00e8 donna, avvocata per la difesa dei diritti civili, premio Nobel per la pace nel 2003.<\/b><!--more-->Di famiglia borghese Shirin Ebadi frequenta negli anni Sessanta la facolt\u00e0 di legge, sogna di diventare giudice e lo diventa all&#8217;inizio degli anni Settanta. \u201cEra l&#8217;epoca della minigonna &#8211; racconta evocando immagini oggi impensabili &#8211; e all&#8217;universit\u00e0, come un p\u00f2 dappertutto in citt\u00e0 le giovani alla moda scoprivano le gambe, in omaggio a Twiggy, l&#8217;icona di allora\u201d. Erano i tempi delle manifestazioni studentesche che impensierivano tanto la Savak, la polizia segreta dello sci\u00e0.La giovane Shirin partecipava ai movimenti di protesta. \u201cPer eludere i tentacoli della Savak ricorda &#8211; gli studenti fingevano di manifestare per le tasse, anche se in realt\u00e0 volevano gridare qualcosa come &#8216;Smettetela di scialacquare le ricchezze del nostro sottosuolo per comprare i caccia americani!&#8217;. A fine anni Settanta, da giudice e da donna senza immaginare cosa questo comportasse, si trova a simpatizzare come la maggioranza degli iraniani con le voci che acclamavano l&#8217;ayatollah Khomeini come guida. Fra gli oppositori dello sci\u00e0 c&#8217;erano anche nazionalisti laici, socialisti e marxisti, \u201cma la voce del clero era la pi\u00f9forte: attraverso la rete di moschee sparse su tutto il territorio nazionale era quello in Iran il mezzo di comunicazione pi\u00f9 potente\u201d. Dopo il rientro dall&#8217;esilio di Parigi di Khomeini, Shirin pensava di aver vinto anche lei quella rivoluzione. \u201cCi volle meno di un mese per comprendere che, in realt\u00e0, avevo contribuito spontaneamente e con entusiasmo alla mia stessa fine\u201d. Di l\u00ec a un anno, dopo vari tentativi di farla dimettere spontaneamente , Shirin Ebadi fu destituita dalla sua carica di giudice e venne retrocessa a impiegata e nel giro di poco tempo finisce per essere segretaria dello stesso tribunale che aveva presieduto.<br \/>\nDa allora la sua vita pubblica e professionale non sar\u00e0 pi\u00f9 la stessa e appena pu\u00f2 lascia il lavoro e inizia a fare l&#8217;avvocata, quando esce impara a non dimenticare lo hejab a casa e diventa madre di due bambine. Un giorno il fratello pi\u00f9 giovane di suo marito viene arrestato, torturato e poi ucciso perch\u00e8 distribuiva volantini del Mek, aveva 17 anni. La sua morte cambia la vita di Shirin che inizia da avvocata la sua battaglia in difesa dei diritti civili. Sono casi difficili nei quali difende donne, spesso bambine, scivolate agli ultimi gradini della scala sociale, prigionieri politici e le famiglie di intellettuali uccisi in modo misterioso. Nel 2000, esaminando alcuni dossier messi a disposizione dal governo, scopre che il suo nome era nella lista degli intellettuali da uccidere, ma questo non le impedisce di continuare la sua battaglia. Nel 2003 riceve il premio Nobel. Ora Shirin Ebadi vive sotto scorta, il governo di Theran le ha dato 24 guardie del corpo perch\u00e8 dopo il Nobel le minacce alla sua vita sono aumentate, ma lei non vuole lasciare il suo paese perch\u00e8 \u00e8 convinta che una trasformazione pacifica dell&#8217;Iran vale il prezzo di poter essere vittima di questo cambiamento.<br \/>\nIslam: spegnete i fuochi di guerra<br \/>\n\u00abI capi di Stato discutono tra loro a porte chiuse, invece il dialogo va portato tra la gente: quando si combatte sono i suoi figli a morire, per questo i popoli devono parlarsi\u00bb<br \/>\nDa Roma Paola Springhetti (Avvenire, 20.09.2006)<br \/>\n\u00abIl Papa ha spiegato chiaramente che non intendeva offendere n\u00e9 Maometto n\u00e9 l\u2019islam. Per me l\u2019equivoco \u00e8 stato chiarito, la storia finisce qui. Anzi, credo sia un dovere di voi giornalisti contribuire a spegnere questi fuochi\u00bb. Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, non ha voglia di parlare dell\u2019equivoco che ha causato focose reazioni in molti Paesi musulmani. \u00c8 in Italia per presentare il libro in cui racconta la sua autobiografia di donna magistrato, cui la rivoluzione di Khomeini ha tolto il lavoro e i diritti, ma che non per questo si \u00e8 rassegnata, cominciando anzi una battaglia per i diritti delle persone, e in particolare delle donne, nella convinzione che, se correttamente interpretato, il Corano non \u00e8 affatto inconciliabile con la libert\u00e0, la pace e il rispetto dei diritti. Ed \u00e8 di questo che ha voglia di parlare, della battaglia non ha mai abbandonato nonostante le minacce di morte e la prigione, e della convinzione che un dialogo tra Occidente e Oriente sia possibile, nonostante le difficolt\u00e0 e le incomprensioni. \u00abI capi di Stato parlano tra loro a porte chiuse, cos\u00ec come i capi religiosi. Invece il dialogo va portato tra la gente, e il miglior posto per farlo \u00e8 l\u2019universit\u00e0\u00bb.<br \/>\nQuella di Teheran \u00e8 sempre stata un luogo di fermenti culturali, ma a parte gli studenti, che periodicamente scendono in piazza a manifestare, c\u2019\u00e8 una societ\u00e0 civile pronta al dialogo?<br \/>\n\u00abIl popolo \u00e8 per il dialogo. Con le altre donne vincitrici del premio Nobel abbiamo dato vita alla Women Nobel Iniziative, che ha sede ad Ottawa. Tra l\u2019altro abbiamo organizzato un incontro tra 5 ong americane e 5 iraniane, a maggio in Austria. Per tre giorni hanno discusso di come ristabilire una comunicazione tra gli Usa e il mio Paese. Quando scoppia una guerra sono i figli del popolo ad essere uccisi, non i figli del presidente, ed \u00e8 il popolo che paga le spese. Per questo sono i popoli che devono decidere della pace e della g uerra, e per questo i popoli devono parlarsi\u00bb.<br \/>\nDa quando \u00e8 diventato presidente Ahmadinejad, la situazione \u00e8 migliorata o \u00e8 peggiorata?<br \/>\n\u00abLa censura \u00e8 pi\u00f9 forte: molti siti internet sono filtrati, alcuni giornali sono stati chiusi, altri hanno subito attentati. Ed \u00e8 strano che quando viene attaccato un giornale nessun colpevole venga mai arrestato\u00bb.<br \/>\nQualche settimana fa anche la sua Fondazione per i Diritti umani \u00e8 stata dichiarata illegale.<br \/>\n\u00abHo creato il centro 6 anni fa con altri avvocati: offriamo il patrocinio gratuito ai prigionieri politici (che sono il 70% dei carcerati); aiutiamo le famiglie; ogni tre mesi presentiamo alla stampa alcuni casi particolarmente significativi. Ci hanno accusato di fare un\u2019attivit\u00e0 illegale perch\u00e9 la Fondazione non \u00e8 registrata. Ma noi abbiamo tutti i requisiti: sono loro che non ci registrano, n\u00e9 ci danno un rifiuto scritto. Dunque, noi andiamo avanti, perch\u00e9 sono loro ad essere nell\u2019illegalit\u00e0\u00bb.<br \/>\nCrede che il suo Paese voglia davvero continuare sulla strada del nucleare fino ad avere la bomba atomica?<br \/>\n\u00abNon rappresento il governo, n\u00e9 conosco quello che si dicono a porte chiuse. So per\u00f2 che nessun Paese al mondo ha bisogno della bomba atomica, e che anzi bisognerebbe distruggere tutte quelle che ci sono, in Pakistan, in America, in Israele, ovunque siano\u00bb.<br \/>\nEppure, se su questo tema non si trover\u00e0 un accordo, che per ora sembra lontano, si rischia un nuovo conflitto.<br \/>\n\u00abUn attacco militare all\u2019Iran avrebbe conseguenze gravissime su tutta la zona: non credo sia conveniente creare un altro Iraq. Le sanzioni economiche non distruggerebbero l\u2019Iran, perch\u00e9 ha abbastanza petrolio per sopravvivere, e perch\u00e9 probabilmente Cina e Russia aggirerebbero le sanzioni. Pagherebbero solo i poveri, che diventerebbero ancora pi\u00f9 poveri. C\u2019\u00e8 un\u2019unica strada percorribile, ed \u00e8 quella del dialogo\u00bb.<br \/>\nNel campo dei diritti delle donne, sono stati fatti passi avanti nel suo Paese?<br \/>\n\u00abLe leggi devono andare d\u2019accordo con la situazione sociale del Paese, e invece in Iraq sono rimaste indietro. Anche se il 65% degli studenti universitari sono donne, e perfino Ahmadinejad, che rappresenta i nostri integralisti, ha un vicepresidente donna, le leggi restano profondamente discriminatorie. La vita di una donna vale la met\u00e0 di quella di un uomo, ed \u00e8 ancora possibile per un uomo avere 4 mogli. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 un movimento femminista molto forte, che negli ultimi anni ha ottenuto dei risultati, sul piano legislativo. Ma vogliamo molto di pi\u00f9. Abbiamo avviato una raccolta di firme per chiedere l\u2019eliminazione di tutte le discriminazioni. Vogliamo raccoglierne un milione, di donne e di uomini, e andiamo a cercarle bussando porta a porta, e raggiungendo anche i villaggi pi\u00f9 sperduti\u00bb.<br \/>\nDopo che le hanno conferito il Nobel, \u00e8 pi\u00f9 libera di lavorare?<br \/>\n\u00abRecentemente mi hanno nuovamente minacciata di arresto. Vengo dall\u2019America, dove giorni fa mi hanno conferito una laurea honoris causa. \u00c8 la ventesima che ricevo, da Paesi europei, dall\u2019Australia, dalla Turchia, dagli Usa. Ma quando mi hanno dato il Nobel, l\u2019universit\u00e0 dove mi sono laureata, a Teheran, ha proibito agli studenti di festeggiare. Lavorare per i diritti umani in Iran non \u00e8 facile, ma non smetto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio Iran &#8211; una vita di rivoluzione e speranza di Shirin Ebadi e Azadeh Moaveni edizione: Sperling &amp; kupfer La caduta del governo di Mossadeq nel 1953, la salita al potere del giovane Reza Pahlevi e la sua fuga nel &#8217;79, il ritorno dell&#8217;ayatollah Khomeini, la guerra con l&#8217;Iraq, l&#8217;arrivo al governo di Khatami <a href='https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/il-mio-iran\/' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23"}],"collection":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}