{"id":169,"date":"2007-03-20T11:05:48","date_gmt":"2007-03-20T11:05:48","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=169"},"modified":"2007-03-20T11:05:48","modified_gmt":"2007-03-20T11:05:48","slug":"un-capitolo-del-libro-oltre-il-chador-iran-in-bianco-e-nero-di-marcella-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/un-capitolo-del-libro-oltre-il-chador-iran-in-bianco-e-nero-di-marcella-croce\/","title":{"rendered":"Un capitolo del libro &#8220;Oltre il chador &#8211; Iran in bianco e nero&#8221; di Marcella Croce"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/3\/20070320-oltreilchador1.JPG' width='117' height='183' alt='Oltreilchador' \/><\/div>\n<p>\n<b>Agrodolce primavera<\/b><\/p>\n<p>Fin dai miei primi giorni in Iran avevo sentito decantare da tutti le meraviglie della primavera. Quando finalmente \u00e8 arrivata la bella stagione, sulle prime non potevo nascondere a me stessa una certa delusione: ci\u00f2 che avevo intorno, non era affatto quello che ero abituata a chiamare primavera. Come per tutto quanto il resto, vivere in un paese straniero significa anche dovere imparare ad interpretare lingua, gesti, arte, natura. Era una primavera aspra: ci voleva una passione speciale per condividere l\u2019entusiasmo degli iraniani, per essere in grado di capire e amare quella primavera. Ogni citt\u00e0 metteva in mostra gran quantit\u00e0 di fiori nelle strade e nei giardini pubblici, erano bellissimi, certo, qualcuno li aveva amorevolmente piantati, ma, nel frattempo, dove stava svolgendo il suo vero lavoro Signora Natura?<\/p>\n<p><!--more-->Fin dalla mia prima lezione all\u2019universit\u00e0 avevo notato Mina, una bella e dolce ragazza sempre molto timida, che il nero del chador faceva sembrare ancora pi\u00f9 magra e triste. Una mattina di primavera questa mia studentessa mi ha invitata a passare un giorno in campagna con la sua famiglia. Il venerd\u00ec successivo, lasciandoci finalmente indietro il rumore e l\u2019inquinamento della citt\u00e0, allontanandoci dagli stabilimenti industriali, ed entrando negli spazi infiniti del rude altopiano, ho infine cominciato a capire di che primavera si trattava. <br \/>\nAlla periferia di Isfahan incombono le forme mostruose delle raffinerie e di altri stabilimenti industriali, ma basta una svolta decisa verso montagne di cui sembra irreale anche il nome (Montagna Leopardo, Montagna Coda Gialla, Montagna Fonte di Isaia) e la striscia di asfalto si interrompe: niente pi\u00f9 macchine, solo greggi di pecore e di capre. Come in America, esistono tanti luoghi senza segni dell\u2019uomo: \u00e8 la wilderness iraniana, ma la parola \u00e8 intraducibile in italiano, da noi forse solo i crateri dei vulcani non sono ancora antropizzati, e Leopardi dovette inventarsi un islandese per immaginare il suo Dialogo con una Natura totalmente indifferente alle sorti umane. Ed ecco l\u2019antica fortezza di Ghameshlu dove un tempo si allevavano centinaia di cavalli. Appena oltre, i primi cervi: il padre di Mina mi raccontava che i tedeschi pagano fior di quattrini per venire fin qui a cacciare, lui stesso era un cacciatore, ma per mia fortuna quella non era la stagione adatta, e mi sarebbe stata risparmiata la vista del sangue. <br \/>\nDapprima non sono neanche riuscita a scorgerli, tutti nascosti com\u2019erano nelle pieghe verdi che ricoprivano ancora le montagne possenti. Avvicinandomi un po\u2019, eccoli l\u00ec, li ho visti tutti schierati in combattimento, alcuni in formazione compatta, altri alla spicciolata, almeno per il momento trionfanti su un suolo che non offriva n\u00e9 scampo n\u00e9 piet\u00e0: i classici fiori nel deserto si stavano godendo la loro splendida, effimera vittoria. In trepida attesa dell\u2019entrata in campo dei fiori di primavera, stava appostato gi\u00e0 da qualche settimana un nutrito esercito di alveari, intenzionato ad inseguirli fino alla resa finale. Quella degli apicoltori, in Iran come un tempo anche in Europa, \u00e8 una sorta di transumanza. <br \/>\nInsieme ai fiori e agli alveari, tra valli e montagne infinite, si spostano ciclicamente le popolazioni nomadi dell\u2019Iran, tuttora circa un milione di persone. Appartengono a circa 400 diverse trib\u00f9, alle quali almeno 10 milioni di iraniani si considerano legati etnicamente. Si dice che siano molto ricchi, il loro capitale consiste in  veri eserciti di ovini, con cui inseguono senza tregua i pascoli nel desertico altopiano iraniano: imbattermi in un loro insediamento \u00e8 stato uno degli spettacoli pi\u00f9 emozionanti della mia vita. Le donne mi hanno invitata a prendere il t\u00e8 dentro la grande tenda nera (chador, cio\u00e8 appunto \u2018tenda\u2019), divisa a met\u00e0 tra lo spazio destinato a masserizie e focolare degli uomini, e il recinto degli animali. Al momento dell\u2019apertura del cancello, frotte di agnelli belanti si sono precipitate fuori e ciascuno di essi con infallibile, miracolosa sicurezza, fra centinaia e centinaia di mammelle, ha trovato il latte della propria madre. Fin dal tempo di Caino e Abele, non \u00e8 mai corso buon sangue fra coltivatori sedentari e allevatori nomadi, le due contrapposte anime del genere umano. Sembra che all\u2019origine della storia umana siano state le donne a preferire la vita sedentaria, specie quando le gravidanze rendevano difficoltosi gli spostamenti. In Iran tutto ci\u00f2 \u00e8 storia recente, ancora nell\u2019800 circa il 40% della popolazione praticava il nomadismo, un numero poi drasticamente ridotto durante il governo dello sci\u00e0 Reza Palhevi, che negli anni \u201930, nella sua campagna di forzata modernizzazione del paese, cerc\u00f2 di costringere le trib\u00f9 a costruirsi case di fango. <br \/>\nJoseph Arthur Gobineau e Pierre Loti: entrambi francesi, entrambi viaggiatori, in compagnia dei loro fascinosi  racconti (\u2018Viaggio in Persia\u2019 e \u2018Verso Isfahan\u2019) anch\u2019io ho percorso le enormi distanze dell\u2019altopiano iraniano. Quando solo i cammelli osavano sfidare il deserto, le carovane passavano la notte nei caravanserragli: in centro la piattaforma per le bestie, mentre gli uomini, a secondo della stagione dell\u2019anno, per evitare i rigori del clima, usavano solo un lato del grande quadrato. Cos\u00ec importanti erano i cammelli che essi, sia in persiano che in arabo, sono gli unici animali ad essere contati a persone (non si dice \u2018due cammelli\u2019, ma \u2018due persone-cammello\u2019).<br \/>\nIn spagnolo c\u2019\u00e8 un termine diverso per ogni tipo di prosciutto, in America si abboffano di carne nelle steak house, in Brasile affogano nel rito tribale del churrasco, in Sud Africa usano la carne secca come chewing gum. Tutte societ\u00e0 carnivore in cui non c\u2019\u00e8 molto posto per i vegetariani, noi italiani un tempo lo eravamo, ma la \u2018celebre \u2018dieta mediterranea\u2019 non era una scelta ma segno di povert\u00e0. In Iran gli istinti primordiali si scatenano nel rito del kebab, che il padre di Mina arrostiva su spiedi lunghi come spade. Ma non ero fra i cowboys del Woyming, e nemmeno fra i ranchers del Sud Africa, ed era quasi impossibile incontrare una persona che non lasciasse intuire in s\u00e9 qualcosa dell\u2019anima e dell\u2019antica cultura iraniana. <\/p>\n<p>\nQuesto brano \u00e8 stato pubblicato per gentile concessione dell&#8217;editrice Medusa di Milano ed \u00e8 tratto dal libro: <b>&#8220;Oltre il chador &#8211; Iran in <\/b><b>bianco e nero&#8221; <\/b>di <b>Marcella Croce <\/b>(Medusa Editrice Milano 2006)<\/p>\n<p>Link per altre informazioni sul libro e per leggere gli stralci di alcuni capitoli: <a href=\"https:\/\/oltreilchador.googlepages.com\/\">https:\/\/oltreilchador.googlepages.com\/<\/a><\/p>\n<p>\n<b><br \/>\nMarcella Croce<\/b><br \/>\nMarcella Croce \u00e8 nata nel 1949 a Palermo, dove si \u00e8 laureata in lingua e letteratura inglese (1972). <br \/>\nHa ricevuto una borsa di studio dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo (1971, University of Malta), una del Ministero Affari Esteri (1973, Oslo University) e una Fullbright Scholarship (1971-72, Mt. Holyoke College, Mass. USA). Ha conseguito il certificato in TESOL (1978),  il Master (1977) e il Dottorato di ricerca (1988) in letteratura italiana presso la University of Wisconsin-Madison (USA). Per circa venti anni ha tenuto corsi di tradizioni popolari della Sicilia e coordinato programmi culturali organizzati dal Trinity College (Elderhostel Programs, Hartford, CT, USA), e dalla Saga Holidays (Road Scholar Programs, Boston, Mass. USA). Ha insegnato e coordinato il programma di studio in Sicilia degli studenti dell\u2019Union College (Shenectady, N.Y., USA), e il programma di gastronomia siciliana dell\u2019organizzazione Grancooks di New York. <br \/>\nHa tenuto conferenze sull\u2019arte e le tradizioni popolari della Sicilia negli Istituti Italiani di Cultura di New York, San Francisco, Chicago e Kyoto, oltre che in numerose scuole, musei, e associazioni culturali sia in Italia che all\u2019estero, tra cui la Taiwa Cooking School di Kyoto.         <br \/>\nE\u2019 stata docente di ruolo di lingua e letteratura inglese presso il Liceo Classico Statale Meli di Palermo, dove \u00e8 stata anche docente di corsi sulle tradizioni popolari siciliane (Progetto Scuola-Comunit\u00e0), e coordinatrice del corso post-diploma per la qualifica professionale di \u2018Tecnico per la valorizzazione dei centri storici\u2019. Dal 2003 al 2006, per conto del Ministero Affari Esteri italiano, \u00e8 stata docente di lingua italiana presso l\u2019Universit\u00e0 di Isfahan (Iran) e la Ritsumeykan University di Kyoto (Giappone). <\/p>\n<p><b>Pubblicazioni:<\/b><\/p>\n<p>Marcella Croce \u00e8 giornalista pubblicista e dal 2000 \u00e8 collaboratrice per la Cronaca di Palermo del quotidiano La Repubblica.<\/p>\n<p><b>Ha pubblicato:<\/b><\/p>\n<p>* Pupi carretti contastorie &#8211; Aspetti della tradizione cavalleresca nelle tradizioni popolari siciliane- Flaccovio Palermo 1999 <br \/>\n*  Pupari  &#8211; Storia di Girolamo Cuticchio, dei pupi e di una tradizione- Flaccovio Palermo 2003 <br \/>\n*  Le stagioni del sacro  &#8211; Almanacco delle feste popolari siciliane <br \/>\nIntroduzione di Roberto Alajmo &#8211; Flaccovio Palermo 2004<br \/>\n*  History on the Road &#8211; The Painted carts of Sicily  <br \/>\nIntroduzione di Mary Taylor Simeti &#8211; Pogopress Minneapolis USA 2005 <br \/>\n*  Oltre il chador  &#8211; Iran in bianco e nero <br \/>\nIntroduzione di Matteo Collura &#8211; Medusa Milano 2006<br \/>\n*  Eat smart in Sicily \u2013 History of Sicilian food<br \/>\nGingko Press Madison Wisconsin USA \u2013 uscita prevista nel febbraio 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agrodolce primavera Fin dai miei primi giorni in Iran avevo sentito decantare da tutti le meraviglie della primavera. 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