{"id":120,"date":"2007-01-30T11:04:26","date_gmt":"2007-01-30T11:04:26","guid":{"rendered":"https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/?p=120"},"modified":"2007-01-30T11:04:26","modified_gmt":"2007-01-30T11:04:26","slug":"come-pollicino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mahmag.org\/archive-italian\/come-pollicino\/","title":{"rendered":"Come Pollicino"},"content":{"rendered":"<div class=\"rightbox\"><img src='https:\/\/mahmag.org\/nucleus-import\/media\/1\/20070131-ossani.jpg' width='150' height='180' alt='Ossani' \/><\/div>\n<p>\nRacconto inedito vincitore del premio &#8220;Gianni Cordone di Vigevano&#8221; 1998<\/p>\n<p><b>a pap\u00e0<\/b><\/p>\n<p>Tutte le volte che lo va a trovare, Luca chiede al nonno di raccontargli la fiaba di Pollicino, e il nonno lo accontenta. Oggi, per\u00f2, \u00e8 un giorno speciale: Luca e il nonno hanno visto in televisione tanti bambini che arrivano da un paese lontano a bordo di una nave.<br \/>\n  <!--more-->Anche il nonno ha notato gli occhi pieni di paura di quei bambini, e nella sua testa rotolano i ricordi. Cos\u00ec, quando Luca gli chiede:<br \/>\n&#8211; Mi racconti la fiaba di Pollicino? \u2013, il nonno risponde:<br \/>\n&#8211; Ti racconter\u00f2 una storia nuova, che assomiglia a quella di Pollicino, e parla di tanto tempo fa &#8230;<br \/>\n&#8211; Sono come Pollicino&#8230; &#8211; mormora Carl\u00ecn, strappando rabbioso una zolla d&#8217;erba, umida di nebbia, e lanciandola oltre la strada.<br \/>\nLa storia di Pollicino gli ha tenuto compagnia per tutto il viaggio: Pollicino che scappa di casa, Pollicino che imbroglia l&#8217;orco, Pollicino che ritorna ricco. Quante volte, prima di dormire, ha chiesto a sua sorella di raccontargliela? Tante, fino a far protestare i fratelli, che hanno sonno. Carl\u00ecn di solito si addormenta per ultimo, e sa sempre quello che far\u00e0 domani. Dei fratelli \u00e8 il capo, anche se non \u00e8 il pi\u00f9 vecchio: prima di lui c&#8217;\u00e8 Giu\u00e0n che ha gi\u00e0 dieci anni, ma se ne sta sempre seduto vicino al camino, a ridere da solo, e c&#8217;\u00e8 Lina, che ne ha nove, e che cura tutti e cinque quando la mamma lavora in risaia. Lei non ha tempo di fare il capo.<br \/>\nCarl\u00ecn si stringe nella giacca, che \u00e8 tutta lisa ai bordi, e si ripara dal freddo appoggiandosi a un&#8217;incavatura del tronco.<br \/>\n&#8211; Una nebbia da boiassi! \u2013 esclama ad alta voce, per farsi coraggio, imitando il pap\u00e0. Poi si cala il cappello sugli occhi e cerca di dormire. Riposer\u00e0 un po&#8217;, dopo si rimetter\u00e0 in viaggio. Vuole arrivare in citt\u00e0 all&#8217;alba, quando al porto attraccheranno le navi.<br \/>\nLa sera, anche il pap\u00e0 si tira il cappello sugli occhi, e si addormenta sulla seggiola, ciondolando la testa come una campana. La mamma no, lei non dorme mai davanti a loro. Lava i piatti in silenzio, con lo sguardo chiuso. Da quando pap\u00e0 ha perso il lavoro, la mamma non canta pi\u00f9.<br \/>\nCarl\u00ecn l&#8217;ha vista l&#8217;ultima volta quella mattina. Lavava le lenzuola alla fontana, lui stava per avvicinarsi a chiedere una cosa, ma poi era arrivata la Contessa, e si era nascosto dietro un muretto, ad ascoltare i discorsi dei grandi.<br \/>\n&#8211; Senti, Centa, &#8211; aveva detto la Contessa, sedendosi sul bordi della vasca, attenta a non sciupare il vestito di seta, &#8211; tuo marito mi ha raccontato i guai che state passando, e ho una proposta da farti: che ne diresti se mi prendessi il Carl\u00ecn? Lo farei studiare da dottore, lui che \u00e8 cos\u00ec intelligente. Rimarrebbe sempre tuo figlio, ma vivrebbe a palazzo con noi. Sarebbe una bella fortuna anche per te, con una bocca in meno da sfamare. E in pi\u00f9 ti darei qualche lira&#8230; cos\u00ec, per ringraziarti&#8230; del prestito.<br \/>\nLa mamma era rimasta a lungo in silenzio, e Carl\u00ecn era scappato via dal nascondiglio, senza pi\u00f9 ascoltare, verso la strada che porta in citt\u00e0.<br \/>\nLa Contessa sorrideva generosa, ma la contadina era seria. Aveva tolto un lenzuolo dalla vasca e l&#8217;aveva sbattuto con pi\u00f9 energia del necessario contro il sasso del lavatoio, schizzando acqua sul vestito della signora.<br \/>\n&#8211; Carl\u00ecn resta a casa sua.<br \/>\n&#8211; Ripensaci, Centa. Chiedilo anche a tuo marito&#8230;<br \/>\n&#8211; Sui figli decido io- aveva risposto Centa, con la faccia di pietra.<br \/>\n&#8211; Allora cerca di decidere anche per il loro bene. E io, che di figli non ne ho, e ne vorrei, ti consiglio di cambiare idea.<br \/>\n&#8211; Arrivederla, Contessa. E grazie del pensiero \u2013 l&#8217;aveva congedata Centa, senza alzare gli occhi, estraendo un lenzuolo grondante da quella vasca nera, che fumava nella nebbia.<br \/>\nE&#8217; quasi buio. Sotto il cappello, Carl\u00ecn ha gli occhi semichiusi. Ripensa a Pollicino, che era il pi\u00f9 intelligente dei fratelli. Anche i suoi fratelli si lamentano quando non c&#8217;\u00e8 abbastanza cibo per togliersi la fame. Carl\u00ecn no. Lui si arrampica sul pero del vicino e ruba la frutta, poi va all&#8217;osteria e si fa regalare dalla padrona le bucce delle angurie, su cui i clienti hanno lasciato tracce di polpa. I fratelli gli stanno dietro come anatroccoli, e se hanno fame lui li accontenta. Una volta, per rubare delle mele, \u00e8 caduto dal ramo, e un sasso gli si \u00e8 conficcato nel palmo della mano. La mamma ha dovuto chiamare il dottore per toglierglielo, e Carl\u00ecn adesso ha una cicatrice a forma di stella: &#8211; E&#8217; il segno del capo \u2013 ha detto ai fratelli, che lo rispettano ancora di pi\u00f9 per questo.<br \/>\nCarl\u00ecn tocca con il pollice dell&#8217;altra mano la stella sul palmo:<br \/>\n&#8220;Domani&#8221; pensa, &#8220;mi imbarcher\u00f2 su una nave, andr\u00f2 lontano, a cercare un lavoro, e poi, come Pollicino, torner\u00f2 carico di soldi e con un paio di scarpe di pelle, se non trover\u00f2 gli stivali delle sette leghe. Le mostrer\u00f2 a quella strega della Contessa, passandole davanti la domenica alla messa, insieme alla mamma, che avr\u00e0 sulle spalle uno scialle nuovo.&#8221;<br \/>\nAl ricordo della mamma, a Carl\u00ecn sfugge un singhiozzo. Allora stringe forte le palpebre, ripetendo dentro di s\u00e9: &#8220;Pollicino non aveva paura&#8230; Pollicino non aveva paura&#8230;&#8221;<br \/>\nMa il pensiero, nella testa, \u00e8 una bomba innescata, che alla fine esplode:<br \/>\n&#8220;Se Pollicino non aveva paura, perch\u00e9 io invece ce l&#8217; ho?&#8221;.<br \/>\nCarl\u00ecn trema e sente freddo, vorrebbe essere a casa&#8230; Le sue mani sono premute contro le palpebre, fino a fargli male agli occhi. Non vuole pi\u00f9 pensare.<br \/>\n&#8211; Carl\u00ecn, stai bene?<br \/>\nQualcuno gli solleva il cappello.<br \/>\n&#8211; E&#8217; qui, mamma, l&#8217;ho trovato! \u2013 grida Lina, verso la strada, poi si gira a guardarlo: &#8211; Ma sei diventato matto, ad andare via senza dire niente? Ora la sentirai, la mamma&#8230;<br \/>\nTra i cespugli appare la figura della mamma. Carl\u00ecn salta in piedi e cerca di ripararsi dagli schiaffi.<br \/>\n&#8211; Mi hai fatto morire di paura. Perch\u00e9 sei scappato?<br \/>\nLa mamma ha le mani secche, la faccia bianca, e la voce le sta per andare in pezzi. Carl\u00ecn vorrebbe dirle che salir\u00e0 su una nave, che diventeranno ricchi, che lei non dovr\u00e0 preoccuparsi dei soldi che non ci sono, che ci penser\u00e0 lui&#8230; invece sussurra:<br \/>\n&#8211; Non voglio andare a vivere con la Contessa!<br \/>\nLa mamma ha capito. Non dice niente, ma ha capito ancora una volta questo figlio diverso dagli altri. Quando ha voglia di scherzare, dice di averlo partorito la notte in cui il diavolo aveva mal di pancia. Allunga la mano e afferra quella di Carl\u00ecn:<br \/>\n&#8211; La Contessa rester\u00e0 a casa sua, &#8211; dice, stringendogliela forte, &#8211; e tu nella tua, hai capito? Io, i figli non li vendo. E guai a te se mi farai prendere un altro spavento come questo!<br \/>\nGli scuote la mano, quella con la stella sul palmo, poi, come per caso, gli sfiora il viso, e a Carl\u00ecn sembra una carezza. E&#8217; un attimo, poi la mamma si ricompone nel viso severo di sempre.<br \/>\n&#8211; Torniamo a casa \u2013 dice.<br \/>\nNel grande letto che li accoglie tutti, quella sera non c&#8217;\u00e8 la solita baraonda. Nessuno fa il solletico o tenta una battaglia sotto il lenzuolo. Sono tutti fermi e diritti come salami, sotto le coperte rimboccate, con solo il naso fuori, a respirare l&#8217;aria gelida della stanza.<br \/>\nI fratelli sono in attesa che Carl\u00ecn parli, ma lui fa finta di niente, e fissa il soffitto a occhi spalancati.<br \/>\n&#8211; Vi racconto la fiaba di Pollicino?- rompe il silenzio Lina.<br \/>\n&#8211; Voglio la storia di Carl\u00ecn che va in citt\u00e0! \u2013 protesta Rita.<br \/>\nQuesta frase \u00e8 sufficiente a farli esplodere tutti:<br \/>\n&#8211; Hai avuto paura, da solo, per strada, al buio?<br \/>\n&#8211; E se salivi sulla nave, che cosa facevi?<br \/>\n&#8211; E&#8217; vero che hai incontrato il Mago Zapacarb\u00f2n?<br \/>\nE allora Carl\u00ecn si arrende, e inventa per loro un&#8217;avventura tutta diversa da quella che gli \u00e8 capitata, con orchi e fantasmi. Il finale, per\u00f2, lo rimanda:<br \/>\n&#8211; Quando sar\u00f2 grande, partir\u00f2 ancora, e torner\u00f2 pi\u00f9 ricco della Contessa!<br \/>\n&#8211; Uh\u00e8, Carl\u00ecn!- gli prende la mano Peppino, steso vicino a lui come un baccal\u00e0, &#8211; quando decidi di andare, la prossima volta veniamo tutti con te! \u2013 Poi gli tocca la cicatrice a stella, e aggiunge:- Tu sei sempre il capo!<br \/>\n&#8211; Tu per noi sei come Pollicino! \u2013 confermano i fratelli, dondolando la testa su e gi\u00f9, come ciuchini.<br \/>\nCarl\u00ecn tira il lenzuolo sugli occhi:<br \/>\n&#8220;Le fiabe&#8221; pensa &#8220;raccontano un sacco di bugie!&#8221;<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 una fiaba, questa! \u2013 protesta Luca.<br \/>\n&#8211; Per\u00f2 ti \u00e8 piaciuta lo stesso? \u2013 chiede il nonno. Luca non risponde.<br \/>\n&#8211; Non ci sono pi\u00f9 bambini che hanno fame, vero nonno?- sussurra.<br \/>\n&#8211; Ce ne sono ancora tanti, purtroppo&#8230;<br \/>\n&#8211; Noi per\u00f2 non ne conosciamo! Sono solo quelli che abbiamo visto in televisione, vero?<br \/>\nIl nonno annuisce: &#8211; Anche loro, come altri&#8230; come noi, tanti anni fa.<br \/>\n&#8211; Ma allora, tu li hai conosciuti!<br \/>\n&#8211; Molti sono partiti, altri sono rimasti&#8230;- Il nonno alza le spalle: &#8211; Quei bambini sulla nave mi hanno ricordato occhi che ho gi\u00e0 visto&#8230;<br \/>\n&#8211; Hai conosciuto anche Carl\u00ecn, nonno?<br \/>\nIl nonno, che prima sembrava triste, fa un sorrisino furbo: &#8211; Lo conosci anche tu, non l&#8217;hai capito?<br \/>\nLuca spalanca gli occhi, il nonno gli prende la mano, gira la sua all&#8217;ins\u00f9 e, sul palmo, gli fa toccare una cicatrice a forma di stella.<\/p>\n<p>\n<b>Biografia<\/b><\/p>\n<p>Chiara Lossani vive a due passi da Milano, nella Casa delle Tartarughe, insieme a Marta, sua figlia, a Tino, il marito-prof, alle gatte Molli e Rosetta, a Est\u00e9ban il tartarugo e a Volata e Trasvolata, due tortore che hanno costruito il nido sotto il tetto.<br \/>\nLaureata in lingue e letterature moderne, \u00e8 da molti anni direttrice della Biblioteca Civica di Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano, dove si occupa anche della promozione alla lettura e dove ha fondato una Biblioteca dei Ragazzi.<br \/>\nSi considera molto fortunata di poter lavorare tra i libri. Le piace molto leggere e ascoltare storie, anche quelle di tutti i giorni, quelle che si racconta la gente sul tram o al bar.<br \/>\nDal 1995 ha cominciato a pubblicare le sue: I confini della tigre (E. Elle), Il viaggio di Abar e Babir (Arka), I segreti di Jakim (Bruno Mondadori Paravia), Stregata da un pitone (Giunti), Una torre contro il cielo ( Ed. Paoline).<br \/>\nCon i suoi racconti ha vinto alcuni premi letterari e segnalazioni speciali.<br \/>\nLe sue sono storie per ragazzi che raccontano il cambiamento, il passaggio e la crescita, in cui trova spesso spazio l&#8217;amicizia con un animale.<br \/>\n&#8220;L&#8217;incontro con un animale&#8221; afferma con convinzione, &#8220;favorisce la scoperta e la comprensione di ci\u00f2 che di misterioso e di diverso vive fuori e dentro di noi. Il cuore dei bambini, come quello degli animali, \u00e8 vicino al cuore del mondo. Per questo amo gli animali e mi piace incontrare i bambini che hanno letto le mie storie: da loro imparo un sacco di cose che non ho ancora capito&#8221;.<br \/>\nPigra come un gatto e lenta come una tartaruga, sogna di riuscire a raggiungere l&#8217;Himalaya per ascoltare la madre di tutte le storie: il silenzio.<\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconto inedito vincitore del premio &#8220;Gianni Cordone di Vigevano&#8221; 1998 a pap\u00e0 Tutte le volte che lo va a trovare, Luca chiede al nonno di raccontargli la fiaba di Pollicino, e il nonno lo accontenta. 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